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Mononucleosi in Adulti, Giovani e Bambini: Sintomi, Cura e Rischi in Gravidanza

Questo articolo è pienamente concentrato sul tema della mononucleosi. Per chi volesse solo delle informazioni veloci ho preparato un testo breve. Per gli appassionati delle letture approfondite e ricche di dettagli, invece, ne ho realizzato uno più lungo al quale potete arrivare velocemente usando il menù che segue. Tuttavia, prima di augurarvi una buona lettura, vorrei anche ricordarvi che per qualsiasi delucidazione (o anche per condividere con me la vostra esperienza a proposito di mononucleosi) potete lasciare un commento: vi risponderò quanto prima. E per favore, condividete questo articolo con parenti ed amici!

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Iniziamo!

IN BREVE – La mononucleosi, detta anche “malattia del bacio“, è una patologia comune che  può causare stanchezza e debolezza per settimane o mesi . La mononucleosi guarisce da sola, ma è necessario riposare molto e prendersi adeguatamente cura di sé, per sentirsi meglio durante la degenza.

La malattia è causata dal virus di Epstein-Barr (EBV). Di solito colpisce adolescenti e giovani adulti. I bambini possono essere contagiati, ma spesso hanno sintomi molto lievi. Gli anziani, d’abitudine, non vengono contagiati dal virus, perché ne sono immuni.

CONTAGIO – E’ consuetudine che trasmissione e contagio avvengano su soggetti che hanno tra i 15 e i 25 anni. La mononucleosi può essere trasmessa attraverso il contatto con la saliva, il muco dal naso e della gola, e talvolta le lacrime. Dato che il virus può essere diffuso più facilmente attraverso i baci, si è guadagnato il soprannome di “malattia del bacio”.

Contagio!
Qualora si avesse la mononucleosi, si potrebbe evitare di trasmettere il virus ad altre persone, prestando la massima attenzione alla condivisione di oggetti personali come bicchieri, posate o spazzolini da denti e, ovviamente, astenendosi dal baciare appassionatamente il proprio partner.

Una volta guariti dalla mononucleosi, i sintomi scompariranno per sempre, ma nell’organismo il virus rimarrà perennemente latente. Tuttavia il germe potrà tornare attivo di volta in volta senza causare alcun sintomo evidente, ma al contempo, una volta attivo, il virus potrà essere trasmesso ad altri. E infatti quasi tutti siamo stati infettati dal virus della mononucleosi in età adulta.

SINTOMI – I sintomi più comuni di mononucleosi sono febbre alta, forte mal di gola, ingrossamento dei linfonodi e delle tonsille, e debolezza e affaticamento. I sintomi di solito iniziano 4 – 6 settimane dopo che si è stati contagiati ed il virus inizia l’incubazione.

La mononucleosi può causare ingrossamento della milza. Un forte dolore nella parte superiore sinistra dell’addome può significare che la milza sia appena scoppiata. Questa è una situazione di emergenza.

MEDICO – Il medico farà domande riguardo i sintomi e sottoporrà il paziente ad una visita medica. Potrebbe anche essere necessario eseguire degli esami del sangue per verificare la presenza di mononucleosi. Gli esami del sangue possono anche aiutare a escludere altre cause o patologie che si manifesterebbero con sintomi simili.

CURA – In genere per guarire dalla mononucleosi è sufficiente riposare e prendersi cura di sé:

  • Riposare. Potrebbe essere necessario il riposo a letto, ed evitare lavoro e scuola per qualche giorno.
  • Gargarismi con acqua salata o pastiglie per la gola possono essere utili per alleviare il mal di gola. Tali metodi vanno bene anche per i bambini non troppo piccoli.
  • Paracetamolo (come Tachipirina) o ibuprofene (come Moment, Brufen) possono ridurre la febbre e alleviare il mal di gola e mal di testa. Non somministrare l’aspirina a soggetti di età inferiore ai 16 anni, perché può causare la sindrome di Reye, una grave malattia. Assumere i farmaci con attenzione. Leggere e seguire tutte le istruzioni riportate sull’etichetta.
  • Evitare gli sport di contatto e il sollevamento di carichi pesanti. La milza potrebbe essere ingrossata, e uno sforzo eccessivo potrebbe causarne la rottura.
  • Nei casi più gravi, i farmaci corticosteroidi possono essere utilizzati per ridurre il gonfiore della gola, tonsille o milza.

Cos’è la mononucleosi?

mononucleosi immagine

La mononucleosi è una malattia contagiosa NON grave, che si manifesta a seguito di un aumento del numero di cellule con un solo nucleo nel sangue: i mononucleati!

L’infezione è causata dal virus di Epstein Barr EBV (di tipo herpes – famiglia Herpesviridae – la stessa dei virus dell’Herpes simplex e virus della varicella e fuoco di Sant’Antonio ), chiamato anche Human herpesvirus 4 (HHV-4).

Lo sapevi che ...
Lo sapevi che la mononucleosi fosse chiamata anche malattia ghiandolare? Il perchè è facile da intuire: uno dei sintomi più comuni in caso di “mono” è l’ingrossamento delle tonsille, seguito da quello dei linfonodi del collo e, più raramente, di milza e fegato.

La tassonomia, inoltre, colloca il virus della mononucleosi nella sottofamiglia delle Gammaherpesvirinae, con sede di latenza nelle cellule linfoidi.

E’ proprio la sua presenza all’interno del corpo a scatenare una risposta immunologica volta ad aumentare la produzione di monociti: globuli bianchi tra i più voluminosi in virtù del diametro di 12-18 µm.

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Come si trasmette la mononucleosi da persona a persona?

Il virus di Epstein-Barr (EBV) si può trovare in primis nella  saliva e nel muco  (e talvolta lacrime). Non si diffonde attraverso il semplice contatto casuale: si può vivere nella stessa casa con una persona con mononucleosi e non venire infettati dal virus. Ma una persona con un sistema immunitario indebolito può essere a maggior rischio di mononucleosi. Inoltre i soggetti che hanno avuto la mononucleosi possono trasmettere il virus, anche se non manifestano più sintomi.

Il virus EBV vive e cresce nel naso e nella gola. Il liquido proveniente da queste parti del corpo, tra cui la saliva, lacrime, o muco, possono essere infettati da tale germe. E quando le persone entrano in contatto con fluidi infetti rischiano il contagio.

P U B B L I C I T A'

Il virus EBV può essere quindi trasmesso attraverso un contatto intimo o la condivisione di saliva. È possibile quindi contrarre la mononucleosi se si condivide un bicchiere con una persona infetta o se si utilizzano le posate di una persona infetta. Il problema è sempre lo stesso: la condivisione della saliva.

Per intenderci...
Un breve bacio sulle labbra probabilmente non trasmette il virus della mononucleosi. Il rischio di contagio aumenta drasticamente solo quando la saliva di una persona infetta entra nella bocca di un’altra persona.

Infine, e solo in rari casi, è possibile aver contratto il virus dopo aver ricevuto il sangue da una persona con EBV (qualora si soffrisse di mononucleosi, non si dovrebbe donare il sangue prima dei 6 mesi dalla completa guarigione).

Tuttavia è bene precisare che la  maggior parte delle persone viene infettata dal virus EBV ad un certo punto della vita, ma non svilupperà mai i sintomi della mononucleosi . Il virus EBV resta quindi inattivo all’interno del corpo, anche se sporadicamente potrebbe attivarsi e diffondersi ad altre presone (sempre senza scatenar alcun sintomo nella persona vettore della malattia). Molte persone sono quindi portatrici sane del virus della mononucleosi e possono trasmetterlo di tanto in tanto nell’arco della loro intera vita. Potrebbe sembrare strano ma sono proprio i portatori sani di EBV ad essere la fonte più comune di infezione da EBV. E quasi il 90% della popolazione adulta mondiale è venuta in contatto col virus almeno una volta, anche se spesso l’organismo è capace di produrre specifici anticorpi senza dar il tempo alla mononucleosi di conclamarsi con i suoi classici sintomi.

Periodo di incubazione e contagio della mononucleosi

È possibile trasmettere il virus di Epstein-Barr (EBV) ad altri per diverse settimane o mesi durante e dopo il periodo di malattia: per “eliminare definitivamente” (cosa non sempre fattibile!) il virus dall’area faringea potrebbero volerci mesi, anche un anno.

Sono necessarie 4 – 6 settimane prima che i sintomi del virus si presentino. Questo è chiamato il periodo di incubazione e, come appena detto, può superare il mese (30-40-50 giorni).

Sintomi della mononucleosi

Non tutti coloro che sono stati infettati dal virus della mononucleosi (virus di Epstein-Barr, o EBV) manifestano dei sintomi. Ciò è vero soprattutto per i bambini, che possono avere la febbre ma nessun altro sintomo. Le  persone d’età compresa tra 15 e 24/25 anni hanno maggiore probabilità di sviluppare sintomi . La mononucleosi è molto meno frequente (oserei dire rara) sotto i 2 anni e sopra i 40 anni di età. Ad esser più precisi:

solo il 5-10% dei soggetti affetti dal virus manifesta sintomi conclamati, un altro buon 10% presenta solitamente solo dei disturbi vaghi (mal di gola e/o piccole macchie sulla pelle), mentre tutto il resto di coloro che vengono infettati dal virus della mononucleosi NON paleseranno nessun sintomo.

I sintomi più comuni della mononucleosi sono:

  • Dolore nella parte superiore sinistra dell’addome, che può significare ingrossamento della milza (splenomegalia). E’ più comune negli adolescenti e stessa sorte potrebbe toccare al fegato (epatomegalia);
  • Febbre, che può variare da 38° C a 40° C, e brividi;
  • Gonfiore alle palpebre;
  • Ingrossamento di ghiandole e linfonodi (in alcuni casi anche doloranti) in tutto il corpo (linfoadenomegalia ), in particolare i linfonodi del collo – tonsille gonfie – (ma, anche se meno frequentemente possono ingrossarsi anche quelli di ascelle e inguine);
  • Mal di gola (faringite!), spesso con macchie bianche sulle tonsille gonfie (placche che somigliano a quelle della tonsillite, le quali rendono dolorosa e difficile la deglutizione) e chiazze rosse sul palato;
  • Mal di testa o dolori muscolari;
  • Orticaria – il 10% delle volte potrebbero manifestarsi degli esantemi (macchie rosse sulla pelle) come quelli in caso di morbillo (capita spesso che che la mononucleosi non venga subito diagnosticata e che al paziente venga suggerito di assumere degli antibiotici come l’amoxicillina. Il fraintendimento è più frequente nei bambini ed è proprio a seguito dell’assunzione dell’antibiotico che possono comparire dei puntini rossi su tutto il corpo);
  • Perdita di appetito;
  • Stanchezza, senso di spossatezza e mancanza di energia.

Questi sintomi di solito migliorano in circa 1 o 2 mesi.

Se si assumono antibiotici come amoxicillina o ampicillina, quando si ha la mononucleosi, si potrebbe incappare in una reazione cutanea con tanto di macchie rosse. Questi antibiotici sono spesso prescritti per altre cause tipicamente associate al mal di gola e potrebbero essere suggeriti dal medico prima di scoprire che il paziente abbia la mononucleosi.

L’eventuale eruzione cutanea non è una reazione allergica.

La mononucleosi può causare ingrossamento della milza di 2 o 3 volte le sue dimensioni normali. Circa 75 persone su 100 affette da mononucleosi sviluppano un ingrossamento della milza.
In questi casi un colpo accidentale e violento all’addome potrebbe causare la rottura di una milza ingrossata. Per ridurre questo rischio, evitate di sollevare carichi pesanti e di fare sport da contatto per diverse settimane dopo aver contratto la mononucleosi, e comunque fin quando il medico lo consiglia. In casi molto rari, la milza può rompersi da sola.

I sintomi di mononucleosi possono essere più gravi e durare più a lungo nelle persone che hanno un sistema immunitario compromesso o una rara malattia genetica chiamata sindrome linfoproliferativa legata all’X.

I sintomi della mononucleosi infettiva, come mal di gola e febbre, sono caratteristici anche di altre condizioni. Quindi è suggerita cautela prima di giungere frettolosamente ad una diagnosi.

Cosa succede al corpo affetto da mononucleosi

Di solito la mononucleosi è una “malattia leggera” che guarisce senza trattamento dopo alcune settimane. Quando si ha la mononucleosi, i sintomi possono andare e venire, e possono cambiare con il passare del tempo.

  • Il mal di gola è peggiore durante i primi 3 – 5 giorni e gradualmente migliora dopo 7 – 10 giorni.
  • Il gonfiore dei linfonodi può durare fino a 4 settimane.
  • La febbre può durare da 10 a 14 giorni. Di solito è mite durante l’ultima settimana. In caso di febbre, si dovrebbe stare a casa e non andare nè a scuola nè a lavoro, finché la febbre non scompaia. In seguito si potrà tornare alle normali attività quotidiane.
  • Possono essere necessarie diverse settimane (anche mesi) prima che il livello di energia torni alla normalità. Non cercate di accelerare questo processo. Sforzarsi e svolgere attività fisiche intense potrebbe peggiorare la situazione. Cercate di riposare il più possibile.
  • La mononucleosi può causare un ingrossamento della milza. Per ridurre il rischio di danni alla milza, evitare di sollevare carichi pesanti e di fare sport da contatto per diverse settimane dopo che si è stati contagiati dalla mononucleosi.

Se si ha la mononucleosi, non si dovrebbe donare il sangue. Il virus di Epstein-Barr (EBV) può essere diffuso attraverso gli emoderivati, anche se questa evenienza è rara.

Quanto dura la mononucleosi?

[Domanda] Dopo quanto tempo si guarisce?

La mononucleosi, quando si manifesta in tutti i suoi sintomi più tipici, è una malattia fastidiosa perchè la durata dei fastidi che comporta potrebbe andare dai 7 ai 15 giorni (in fase acuta) e fino a diverse settimane in più, anche mesi per quanto riguarda la sensazione di stanchezza.

» In sintesi la mononucleosi dura da 1 settimana fino a qualche mese.

In tutti i casi il decorso è quasi sempre benigno e raramente accompagnato da complicazioni. Si guarisce quasi completamente in 3 – 6 settimane. Tuttavia la sensazione di spossatezza potrebbe prolungarsi per qualche altra settimana.

Mononucleosi e complicazioni

Le complicazioni della mononucleosi sono infrequenti, ma possono presentarsi con maggiori chance nei bambini molto piccoli, negli anziani in cattive condizioni di salute, e in chi soffre di disturbi del sistema immunitario.

La complicazione più temuta è la rottura della milza. Poi potrebbero verificarsi altre rare complicazioni come una eventuale sofferenza epatica (basta sottoporsi ad esami sierologici e valutare l’aumento delle transaminasi) o come una momentanea riduzione del numero di alcune cellule del sangue (granulociti e piastrine) e una diminuzione dell’emoglobina – anemia emolitica e piastrinopenia. Una menzione va fatta anche a proposito delle complicazioni che potrebbero interessare il sistema nervoso centrale (alterazioni comportamentali, convulsioni, encefaliti, meningiti, paralisi di Bell, sindrome di Guillain-Barré), periferico o vascolare; ma le eventualità che una tale prognosi si concretizzi sono scarse. Ed ancora più scarse sono le probabilità che la mononucleosi porti a delle complicazioni a carico di cuore e polmoni.
Inoltre, sempre raramente, potrebbe comparire un leggero ittero.

In alcune particolari situazioni, come nel caso di soggetti con deficit immunitario (ad esempio perchè sottoposte a chemioterapia), l’eventuale infezione da EBV potrebbe portare alla comparsa di infezioni croniche e/o infezione batterica secondaria – miocardite, orchite, pericardite, polmonite, ulcere genitali – (un pò come avviene per l’AIDS ed il virus HIV).

Inoltre, recentemente, il virus della mononucleosi è stato correlato al linfoma di Burkitt, tumore maligno del tessuto linfatico, e ad altre malattie neoplastiche (cancri). Sembrerebbe, infatti, che alcuni virus siano capaci di indurre alterazioni nel DNA della cellula ospite in tal senso.

In passato, si pensava che la mononucleosi infettiva e la sindrome da affaticamento cronico fossero causate entrambe dal virus di Epstein-Barr. Ma ora si ritiene che, anche se entrambe le condizioni presentano alcuni sintomi simili, la sindrome da stanchezza cronica non sia causata dal virus di Epstein-Barr.

Mononucleosi: fattori di rischio

La mononucleosi è causata dal virus di Epstein-Barr (EBV).
Il  rischio di contagio è maggiore :

  • Se si hanno dai 15 ai 24/25 anni, soprattutto se si è a stretto contatto con molte persone: studenti liceali e universitari, infermieri e persone nelle forze armate hanno più probabilità di sviluppare la mononucleosi.
  • Se si ha un contatto intimo con una persona che ha la mononucleosi o un’infezione da EBV attiva. (Un breve bacio sulle labbra non diffonde il virus. Ciò avviene solo quando la saliva di una persona infetta entra nella bocca di un’altra persona).
  • Se si condividono bicchieri, posate, piatti, o uno spazzolino da denti con una persona infetta. Una persona può trasmettere il virus EBV anche senza avere sintomi lampanti.

E’ possibile ammalarsi di nuovo (una seconda volta) di mononucleosi?

Dopo essere stati infettati con il virus EBV, esso rimane nel corpo per il resto della vita. Ma non si contrarrà più la mononucleosi. Quindi, una volta infettati dal virus, eventuali ed ulteriori contatti fisici con persone malate saranno del tutto privi di conseguenze: non ci si riammalerà una seconda volta di mononucleosi.

Il virus EBV non si diffonde attraverso l’aria: si può vivere con una persona che ha la mononucleosi senza essere contagiati dal virus per il solo fatto di starle vicino.

La maggior parte delle persone, inoltre, è già stata infettata con il virus EBV in precedenza, quindi di solito non matura la mononucleosi quando viene esposta ad una persona infetta. In sintesi, NIENTE ricadute croniche.

Mononucleosi in gravidanza e allattamento

Possono tirare un sospiro di sollievo le donne in stato interessante, perchè la mononucleosi non rappresenta un rischio per le gestanti, che possono portare a termine la gravidanza senza alcun pericolo a carico del nascituro.

Mononucleosi nei bambini

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[Domanda] La mononucleosi è pericolosa per i bambini?

Molte mamme alle prese con la mononucleosi dei figli adolescenti sono terrorizzate all’idea che il componente più piccolo della famiglia possa essere esposto al virus.

In realtà la mononucleosi sui bambini non deve preoccupare, perchè i piccini spesso accusano solo dei sintomi lievi, tanto che l’infezione magari c’è, ma passa inosservata (o è asintomatica o la si confonde facilmente con una banale influenza).

Periodo di incubazione della mononucleosi nel bambino

Se nell’adulto il virus si prende anche più di un mese prima di cagionare i sintomi, nel bambino il periodo di incubazione è di circa 1-3 settimane (quasi sempre 10 – 15 giorni).

Sintomi mononucleosi nei bambini

I sintomi sono gli stessi di un malessere generale:

  • febbre;
  • gonfiore delle ghiandole (soprattutto di collo, ascelle e inguine);
  • mal di gola;
  • mal di testa.

A questi sintomi potrebbe aggiungersi la comparsa di macchie rosse sulla pelle, spesso causa di una errata prescrizione medica di antibiotici.

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Come si cura la mononucleosi nei bambini?

Nei bambini, anzi direi SOPRATTUTTO nei bambini, la mononucleosi va semplicemente monitorata: il corpo è quasi sempre in grado di combatterla e sconfiggerla senza aiuti farmacologici.

L’unica raccomandazione è il riposo.

 » E in caso di febbre alta?  In caso di febbre alta si potrebbe contattare il pediatra e chiedere se sia il caso di ricorrere a degli antipiretici (la tachipirina per bambini da 250 0 500 mg – 125 nei casi di “prima infanzia”) o a dei rimedi naturali per abbassare la febbre. In alcuni casi si potrebbe anche decidere di ricorrere a caramelle o sciroppi per combattere il mal di gola.

Quanto tempo deve trascorrere prima che il bambino con la mononucleosi possa tornare a scuola?

Il bambino ammalatosi di mononucleosi può tornare a scuola solitamente dopo 2-3 giorni dalla scomparsa della febbre. Raramente servono più giorni di riposo, ma non è possibile escludere a priori una tale evenienza visto che il soggetto potrebbe essere colpito da disturbi più intensi e debilitanti (anche dal punto di vista immunitario – cosa che lo renderebbe più incline a subire altre infezioni). In questi casi è raccomandato riposo assoluto per 1 o 2 settimane in più.

Dopo quanto il bambino ammalatosi di mononucleosi può tornare a praticare sport?

In genere il bambino può tornare a praticare sporto dopo una settimana senza febbre.
In ogni caso sarebbe meglio domandare al proprio pediatra di fiducia per valutare che la milza sia a posto e non possa essere a rischio eventuale di sforzi e/o traumi.

Se il bambino è stanco cosa devo fare? Devo dargli qualche integratore alimentare?

No, per far recuperare il bambino è più che sufficiente il riposo: niente fatiche fisiche ed emotive e, soprattutto, tanto sonno. Solo nei casi un cui l’alimentazione del bambino non sia equilibrata si potrebbe optare per un integratore multivitaminico.

E se il bambino con la mononucleosi non avesse appetito?

Non è raro che il bambino affetto da mononucleosi non abbia appetito: è una normale reazione di inappetenza passeggera.

Il fratello grande ha la mononucleosi,  va messo in isolamento per tutelare il figlio più piccolo?

No, l’isolamento coatto non è necessario. L’importante è stare attenti ad eventuali contatti a rischio diretti (effusioni d’affetto) o indiretti (condivisione di oggetti delicati come posate, bicchieri, asciugamani, avanzi di cibo etc).

La mononucleosi è pericolosa per le donne incinta? Bisogna stare attente nel caso in cui un familiare ne fosse affetto?

No. La mononucleosi non è pericolosa per le donne incinta.
Non mette a rischio la gravidanza, né causerebbe malformazioni al feto.
Il rischio è solo quello che le difese immunitarie della futura mamma si abbassino e la mettano a rischio infezioni.

Il bambino, dopo che guarisce dalla mononucleosi, sviluppa una sorta di immunità?

Sì, una volta guariti il corpo tiene traccia della passata infezione, sviluppando degli anticorpi.
Tuttavia è importante ribadire che il virus potrebbe andare in quiescenza e riattivarsi di tanto in tanto, approfittando di eventuali indebolimenti del sistema immunitario.
La situazione è analoga a quella della varicella: una volta che la malattia ha esaurito il suo percorso, il virus resta comunque all’interno dell’organismo e potrebbe palesarsi nuovamente causando il fuoco di Sant’Antonio.
Tuttavia i casi di “riattivazione” del virus della mononucleosi sono molto meno frequenti, se paragonati a quelli della varicella.

Quando consultare il medico e fare degli esami specifici per mononucleosi

Se aveste il forte sospetto di aver contratto la mononucleosi o se vi fosse stata diagnosticata dal medico di famiglia che vi ha prescritto solo del riposo forzato, ricorrete nuovamente al medico immediatamente se:

  • Si avvertisse un forte dolore nella parte superiore sinistra dell’addome. Questo potrebbe significare rottura della milza. La rottura della milza a causa della mononucleosi è rara, ma le probabilità salgono se contestualmente si ricevono dei colpi all’addome.
  • Le tonsille fossero talmente gonfie da impedire la respirazione o la deglutizione.
  • Se, nonostante la mononucleosi non sia stata diagnosticata, si soffrisse di un grave mal di gola che dura da più di 2 o 3 giorni dopo aver provato cure casalinghe (ecco dei rimedi naturali contro la tosse persistente).

Rivolgersi al medico anche qualora non sia stata diagnosticata la mononucleosi ma fossero comunque presenti tali sintomi da almeno 7 giorni:

Vigile attesa

Vigile attesa in caso di mononucleosi?
Sì, la maggior parte dei casi di mononucleosi non necessita di trattamento: è necessario riposare e prendersi cura di se finché la malattia guarisce da sé. Tuttavia consultate il medico per assicurarvi che i sintomi che accusate non siano in realtà causati da un’ infezione curabile, come il mal di gola.

Chi consultare

I seguenti operatori sanitari sono in grado di diagnosticare e trattare la mononucleosi:

  • Medico di base;
  • Pediatra;
  • Internista.

Esami e test per diagnosticare la mononucleosi

mononucleosi esami

Per diagnosticare la mononucleosi è necessaria una visita medica. E solitamente, se i sintomi sono conclamati, basta una visita clinica in ambulatorio.
Durante la visita il medico farà alcune domande riguardo i sintomi e il possibile contagio. Verranno controllati anche gola, pelle e addome.

Se poi il medico dovesse nutrire dei dubbi, sicuramente farà richiesta di esami del sangue per dosare i vari indici di infezione, la bilirubina, la transaminasi e soprattutto gli anticorpi specifici anti EBV (dosaggio delle IGM – indicazione fondamentale per la diagnosi di eventuali infezioni in corso – e delle IGG – “anticorpi della memoria” che continuano nel tempo e tracciano il passaggio di un’infezione).

Gli esami del sangue per aiutare a confermare la diagnosi di mononucleosi più eseguiti sono:

  • Test Mononucleosi (test degli anticorpi EBV). E ‘possibile che il test per la mononucleosi risulti negativo nelle prime fasi dell’infezione (falso negativo) – leggi di + sul monotest (Test rapido per la mononucleosi; Test per gli anticorpi eterofili della mononucleosi; Test per gli anticorpi eterofili; reazione di Paul-Bunnel-Davidsohn; monotest o monospot), e sull’esame “Anticorpi anti EBV, EBV VCA-IgM Ab, EBV VCA-IgG Ab, EBNA-IgG Ab, EA-D IgG Ab“;
  • Emocromocitometrico completo (CBC). Un CBC può essere fatto per escludere altre infezioni o complicazioni della mononucleosi – leggi di +, qui.

Si possono eseguire altri test se si verificassero delle complicanze a seguito della mononucleosi o se i test veloci della mononucleosi fossero risultati negativi.

Qualche parolina va spesa anche a proposito degli esami epatici, per capire se il virus abbia colpito il fegato.

Inoltre, qualora il test della mononucleosi fosse negativo, il medico potrebbe prescrivere un test per l’infezione da citomegalovirus (CMV) o altri organismi. Il CMV in particolare può scatenare sintomi simili alla mononucleosi e se non sapete cosa sia (e aspettaste un bambino) spendete due minuti per la lettura di questo articolo: onlus AntiCito.

Ecco un file .pdf realizzato da analisicimatti.it.

Terapia giusta e cura contro la mononucleosi

Di solito non sono necessari trattamenti particolari, tranne riposo e cura di sé a casa.

La maggior parte delle persone guarisce dalla mononucleosi dopo diverse settimane. Ma per alcuni, potrebbero essere necessari  diversi mesi prima di poter ripristinare un normale livello di energia fisica . Questo periodo di stanchezza prolungato non ha correlazioni con la sindrome da stanchezza cronica.

In casi gravi i corticosteroidi possono essere utilizzati per ridurre il gonfiore di gola, tonsille e milza. Questo tipo di farmaci può anche diminuire la lunghezza complessiva e la gravità della malattia.

Cure in caso di mononucleosi

In caso di mononucleosi l’unico trattamento fortemente suggerito (almeno inizialmente) è il riposo (circa di 6 settimane).
Se non si hanno gravi complicazioni, non vengono prescritti farmaci per accelerare la guarigione. Di solito si guarisce completamente senza problemi dopo alcune settimane.

Ecco alcuni  consigli per alleviare i sintomi della mononucleosi :

  • Ascoltare il proprio corpo. Non bisogna sforzarsi eccessivamente ed è doveroso riposare per tutto il tempo necessario ad un pronto quanto effettivo recupero;
  • Riposare a letto (ma proprio allettati). Occorre evitare di andare a lavoro o a scuola;
  • Assumere paracetamolo (come Tachipirina) o ibuprofene (come Moment, Brufen, Nurofen) per ridurre la febbre e per alleviare il mal di testa e il mal di gola.
    Non somministrare l’aspirina ai minori di 16 anni, perché il suo uso è stato collegato alla sindrome di Reye, una grave malattia. Assumere i farmaci con attenzione. Leggere e seguire tutte le istruzioni riportate sul foglietto illustrativo.
  • Alleviare il mal di gola con liquidi freschi e gargarismi con acqua salata [1 cucchiaino (5 g) di sale in 250 ml di acqua calda]. Possono essere utili anche caramelle dure o pastiglie per la gola. Somministrare caramelle per la gola a bambini di almeno 4 anni di età. I gargarismi vanno bene per i bambini a partire dagli 8 anni di età.
  • Bere molti liquidi, soprattutto in caso di febbre. Questo aiuterà a prevenire la disidratazione;
  • Evitare sport da contatto e sollevamento di carichi pesanti per diverse settimane dopo che si ha avuta la mononucleosi, in modo da ridurre il rischio di danni alla milza.

I sintomi migliorano gradualmente in 2-3 settimane. Entro un mese circa si riesce a tornare alle normali attività quotidiane. Mi raccomando: lasciatevi guidare dai segnali che il vostro corpo vi darà. Potrebbe essere necessario regolare la propria attività lavorativa in base ai momenti in cui ci si sente più energici.
Ovviamente non appena ci si sentisse meglio, si può tornare alla propria routine. Ma fatelo per gradi ed evitate gli strapazzi: non esagerate e non sforzatevi eccessivamente.

Farmaci per mononucleosi

Non esistono farmaci per trattare la mononucleosi.
Tuttavia si possono assumere farmaci da banco per alleviare i sintomi più fastidiosi.

Si possono assumere antidolorifici, paracetamolo e ibuprofene in primis, per alleviare il mal di testa e mal di gola. Non dare l’aspirina ai minori di 16 anni, perché il suo uso è stato collegato ad un maggior rischio di sviluppare la sindrome di Reye, una grave malattia ed effetto collaterale del farmaco.

In casi gravi è possibile ricorrere ai corticosteroidi che possono essere utilizzati per ridurre il gonfiore di gola, tonsille, milza.

L’assunzione di antibiotici, come l’amoxicillina o ampicillina può causare una eruzione cutanea in soggetti affetti da mononucleosi. Un rash cutaneo causato dagli antibiotici spesso può essere un primo segno di infezione da mononucleosi. L’eruzione cutanea in questo caso non sarebbe una reazione allergica.

I farmaci antivirali non migliorano i sintomi della mononucleosi, nè accorciano la durata della malattia.

Nel caso che i nessun farmaco riuscisse a curare il soggetto, allora si potrebbe optare per una terapia con immunoglobuline.

Chirurgia per mononucleosi

Non esiste un trattamento chirurgico per la mononucleosi. Solo in caso di rottura della milza potrebbe essere necessario un intervento chirurgico d’emergenza.

Mononucleosi e la prevenzione

Contrariamente a quanto si pensa, il virus che causa la mononucleosi (virus di Epstein-Barr) non si diffonde facilmente. Se si seguono questi consigli, è possibile ridurre il rischio di diffusione e contagio della mononucleosi.

In estrema sintesi è fondamentale ridurre il contatto diretto e indiretto con il virus EBV:

  • Non baciare o condividere bicchieri o posate con qualcuno che sai esser affetto dalla mononucleosi (RICORDA: un breve bacio sulle labbra, raramente diffonde il virus di Epstein-Barr. La trasmissione avviene con maggiori possibilità solo quando la saliva di una persona infetta entra nella bocca di un’altra persona);
  • Evitare rapporti amorosi non protetti per via del conseguente contatto con le mucose;
  • Non donare il sangue se sai di avere (o aver avuto 5 mesi fa) la mononucleosi. In alcuni rari casi il virus Epstein-Barr può trasmettersi attraverso il sangue.
  • Sforzarsi nel mantenere in salute il proprio sistema immunitario attraverso un’alimentazione sana ed equilibrata e un occhio di riguardo al benessere psicologico (no-stress!).

E con questo è tutto! Ma, prima di lasciarvi alla “bibliografia” vi chiedo il favore di commentare l’articolo (trovate il riquadro poco più in basso scorrendo la pagina), per rivelarmi le vostre esperienze a proposito di mononucleosi o per fare delle domande a riguardo. Potete altresì usare i vostri canali sociali per condividere o salvare questa pagina e rileggerla o suggerirne la lettura alla bisogna.

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Autore | Viola Dante

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Chi sono? Viola Dante

Sono una farmacista. Ho studiato presso l'Università degli Studi di Palermo. Poi è arrivata la laurea: 110/110 e Lode. Il percorso di studi è andato benissimo ed ho preso tutto quello che potevo dai professori, ma oggigiorno sarebbe riduttivo descrivermi come una professionista del farmaco e della salute. Potrei piuttosto definirmi una farmacista blogger. Amo quello che faccio. Ed ancor di più amo offrire delle soluzioni che migliorino la salute degli italiani ormai vittima di bieche mistificazioni anche in questo campo. Spero di riuscire a trasmettervi la mia smisurata passione per la galenica e per la preparazione di rimedi naturali. E-mail: viola.dante@email.it

2 Commenti

  1. L articolo è sicuramente esaustivo , ma la mia domanda è : perché io la mononucleosi l ho presa 3 volte ?? Ai 18 anni , a settembre dell’ anno scorso e a marzo di quest’anno !!! Sia ebv che cmv in contemporanea … Tutti i valori erano elevati , IgG IgM ecc…

    • Buonasera Elisa e benvenuta,

      » dipende tutto dal proprio sistema immunitario. Come dicevo nell’articolo non sempre il virus viene debellato totalmente. Inoltre il corpo potrebbe essere frequentemente esposto a fonti di contagio. Ciò che potrebbe essere accaduto nel suo caso è che le difese immunitarie siano venute meno, per tutta una serie di motivi, e che il virus, non appena abbia visto l’opportunità di riprodursi (la sopravvivenza della specie è il motore di tutto quello che lei vede di vivo sulla terra), l’abbia colta •► e le conseguenze sono una recidiva della mononucleosi (diagnosticata ovviamente previa conta di anticorpi della categoria IgM).

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