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Tutte Le Informazioni Chiave Sul Trapianto Di Polmoni In Italia

Il trapianto di polmoni (di uno o entrambi gli organi) viene effettuato nei casi in cui una malattia distrugge la maggior parte del tessuto polmonare. Nei pazienti con gravi problemi polmonari il trapianto può facilitare la respirazione e prolungare la vita. L’operazione comporta comunque vari rischi e spesso insorgono complicazioni.

Chi può aver bisogno di un trapianto di polmoni?

Può aver bisogno di un trapianto di polmoni la maggioranza delle persone con gravi malattie polmonari. Tale opzione viene presa in considerazione quando è a rischio la vita del paziente o quando la malattia è talmente grave da impedire una vita dignitosa.

I pazienti sottoposti a trapianto polmonare spesso sono afflitti da queste malattie ai polmoni:

  • Broncopneumopatia cronica ostruttiva (enfisema e la bronchite cronica);
  • Fibrosi polmonare idiopatica;
  • Fibrosi cistica;
  • Ipertensione arteriosa polmonare idiopatica;

I motivi per un trapianto di polmone possono essere diversi. Ad esempio, nel caso dell’enfisema i polmoni sono distrutti dal fumo, nel caso della fibrosi polmonare idiopatica si forma tessuto cicatriziale a posto del tessuto sano.

[Nota bene] I trapianti di polmone su persone oltre i 65 anni sono in genere sconsigliati.

Come ci si prepara ad un trapianto di polmoni

Il processo di valutazione per un trapianto di polmoni di solito è lungo e complicato. Prima di tutto il medico segnala il paziente ad un centro trapianti regionale. In questo centro i vari medici, psicologi e assistenti sociali raccolgono informazioni sul paziente. Vengono eseguite varie visite che si possono protrarre nel corso di settimane o mesi.

Oltre alla malattia, il team sanitario esamina l’ambito familiare, la situazione economica e psicologica del paziente e le altre condizioni mediche. Vengono poi eseguiti vari test per valutare l’idoneità al trapianto, ad esempio:

  • Prove di funzionalità respiratoria;
  • Test di stress cardiaco;
  • Esame delle coronarie;
  • Test di densità ossea;
  • Radiografia del torace;
  •  La tomografia computerizzata (TAC) del torace;
  • Gli esami del sangue per la funzionalità renale e del fegato, un esame emocromocitometrico completo (CBC);
  • Gruppo sanguigno e anticorpi presenti nel sangue, per la corrispondenza con i potenziali donatori di organi.

I medici di solito sconsigliano un trapianto di polmoni in presenza di queste condizioni:

  • Seri problemi di cuore;
  • Problemi al fegato o malattie renali;
  • Ventilazione assistita con sedazione;
  • Uso e abuso di alcool o droghe;
  • Infezioni in corso;
  • Cancro;
  • Obesità;
  • Ritrapianto;
  • Diverticolosi;
  • Scarsa funzionalità muscolare;
  • Severa osteoporosi – fratture multiple della colonna vertebrale;
  • Malattie sistemiche in generale;
  • Età superiore ai 60-65 anni;
  • Chi continua a fumare, inoltre, non può ricevere un trapianto di polmone.

In linea di massima si scelgono i soggetti più forti (“idealmente più sani”) che possono sopportare con maggiore facilità le massicce somministrazioni di farmaci antirigetto immunosoppressori, che potrebbero far inciampare il trapiantato in gravi conseguenze ed anche la morte. Per questo si fa molta attenzione nella scelta del paziente, soprattutto se questo ha più di cinquanta anni e presenta una o più gravi comorbidità: problemi al cuore e/o alla circolazione; disfunzioni dei reni; insufficienze del fegato; tumori e cancro.

Se poi il soggetto soffrisse di fibrosi cistica, allora verrebbe prima sottoposto ad accertamenti tesi a trovare eventuali focolai d’infezione (spesso si guarda ai denti e ad i seni paranasali) per poi bombardarli con antibiotici fino alla completa guarigione. Solo dopo si potrà passare al trapianto dei polmoni.

Nota dolente
Non vengono considerati candidati idonei ad un trapianto polmonare tutti coloro che presentano una forte perdita di massa muscolare (ad esempio dopo un lungo periodo trascorso costretti a letto o dopo settimane o mesi di degenza su sedia a rotelle) e/o non riescono a camminare per più di pochi passi alla volta. In questi casi lo staff medico potrebbe pensare ad un rinvigorimento muscolare prima di poter pensare al trapianto di polmoni.

Trapianto di polmoni in pazienti HIV positivi (malati di AIDS)

Qualche parola va spesa anche per le persone affette da HIV (AIDS). Da dieci anni a questa parte, infatti, l’AIDS può essere trattata con dei farmaci mirati che ne riducono di molto la mortalità, trasformandola in una patologia cronica.  Oggi i medici possono far affidamento ad una serie di protocolli e programmi-pilota (attivati dal Centro Nazionale Trapianti) per regolamentare le procedure nel trapianto di organo solido in favore di soggetti sieropositivi.

Per maggiori informazioni potete rivolgervi direttamente ai centri trapianto iscritti al programma trapianto di polmoni in pazienti HIV positivi:

MilanoPalermoTorino
OSPEDALE CA GRANDA – NIGUARDA – MILANO Struttura Complessa Chirurgia Toracica
PIAZZA OSPEDALE MAGGIORE, 3- 20162 MILANO.
 TEL: 02 64442271 
ISMETT
VIA ERNESTO TRICOMI, 1 – 90127 PALERMO.
 TEL: 091.2192442 
OSP. S. GIOV. BATTISTA MOLINETTE CARDIOCHIRURGIA
C.SO BRAMANTE 88 – 10126 TORINO
 TEL: 011.6335602 

Inserimento nelle liste d’attesa per il trapianto di polmoni

Dopo aver effettuato tutti i test del caso, e solo se il paziente è risultato idoneo ad un trapianto di polmoni, verrà inserito nelle liste d’attesa di trapianto regionali, interregionali, nazionali e locali. I polmoni saranno assegnati in base al periodo di attesa, alle urgenze e priorità di intervento. Il tempo medio d’attesa è di circa due anni e la posizione nelle liste viene stabilita in base a due criteri:

  • Quanto tempo può resistere un paziente senza trapianto di polmone;
  • Aspettativa di vita dopo aver ottenuto il trapianto.

Le persone con i punteggi più alti saranno considerate per prime non appena un donatore sarà disponibile. Purtroppo, sebbene dal 1983 (data del primo trapianto di polmoni eseguito con successo) ad oggi si eseguono in tutto il mondo tantissimi interventi di sostituzione dei polmoni malati, circa 2000 persone ogni anno restano in sospeso: in attesa di un donatore compatibile. Questo perchè ancora oggi vi è un sensibile carenza di polmoni sani disponibili al trapianto. Così un paziente su sei (circa il 17%) muore durante il lasso di tempo necessario a trovare un polmone adatto.

[Leggi] Trapianti: E Se Gli Organi Crescessero In Laboratorio?

Cosa succede durante un trapianto di polmone

Quando i polmoni di un donatore compatibile sono disponibili, il candidato al trapianto sarà chiamato con urgenza al centro trapianti (ospedale) per prepararsi all’intervento chirurgico. I membri del team chirurgico viaggiano per esaminare i polmoni del donatore defunto e verificare che siano adatti per il trapianto. Se lo sono, l’intervento chirurgico sul destinatario inizia immediatamente, mentre i polmoni vengono inviati al centro.

Chi sono i donatori ideali di polmoni?

Allo stato attuale delle cose quasi tutti i polmoni utili ad un trapianto vengono presi da donatori dichiarati morti cerebralmente e che presentino una circolazione arteriosa polmonare intatta.

Il trapianto può essere fatto per un solo polmone o per entrambi. Vi sono pro e contro in entrambi i casi, e la scelta varia a seconda della malattia e altri fattori.

Viene effettuata un’incisione nel torace a seconda del tipo di trapianto di polmoni:

  • Un’incisione su un solo lato del torace (per un singolo trapianto polmonare – SLTx);
  • Un’incisione su tutta la larghezza della parte anteriore del torace, o un’incisione su entrambi i lati (per un trapianto di polmoni doppio – DLTx);
  • Un terzo caso prevede un trapianto cuore-polmone (HLTx), sia il cuore che i polmoni del donatore vengono trapiantati in un unico blocco al paziente che potrebbe soffrire di malattie cardiache congenite o di una malattia progressiva sia a danno dei polmoni che del cuore.

Il paziente viene mantenuto in anestesia generale durante tutto l’intervento. In alcuni casi è necessario un bypass cardiopolmonare durante l’operazione. In questo modo il sangue viene pompato da una macchina anziché passare nel cuore e nei polmoni.

Quanto dura un trapianto di polmoni

Un trapianto di polmoni dura dalle due alle quattro ore circa.
Ovviamente i tempi possono dilatarsi o accorciarsi in caso di complicanze e varie complessità delle
fasi pre-operatorie.

Il trapianto di polmoni da donatore vivente

Il trapianto di polmoni da donatore vivente è una possibilità che fino a poco tempo fa non c’era.
Oggi in Italia è infatti presente una norma che permette l’espianto dei polmoni da soggetti vivi.
Ciò si traduce in una grossa opportunità per i pazienti più piccoli (bambini) sui quali il polmone può essere sagomato perchè “calzi a pennello”.

[Link]  Decreto 16 aprile 2010, n. 116 Regolamento per lo svolgimento delle attivita’ di trapianto di organi da donatore vivente.

Trapianto di polmoni video

Segue una selezione di video sul trapianto dei polmoni.
Il primo riprende il Prof. Alessandro Bertani, Direttore del Centro Trapianto di Polmoni dell’Istituto ISMETT di Palermo, che argomenta il trapianto di polmone, introduce la tecnica di rigenerazione polmonare, che permette di trapiantare anche quei polmoni non perfettamente idonei, e il trapianto di polmone nei bambini.

Gli altri video, invece, mostrano proprio come avviene l’operazione e forse non sono adatti alla visione degli utenti più sensibili.

Utilizzate l’icona in alto a sinistra per scorrere la galleria dei video e scegliere quale vedere:

Il post-trapianto di polmoni

Il tempo necessario per il pieno recupero dopo un trapianto di polmoni varia a seconda delle persone. Alcune persone possono lasciare l’ospedale entro una settimana. Tuttavia, spesso è necessaria la degenza in ospedale per due settimane o più dopo aver subito un intervento di trapianto polmonare.

Dopo l’operazione, sono necessarie settimane di terapie riabilitative ed esami. Chi ha subito un trapianto di polmone deve fare:

  • Terapia fisica regolare e esercizi di riabilitazione;
  • Sessioni di formazione per imparare le modalità di assunzione dei farmaci che assumerà per il resto della vita;
  • Frequenti visite dal medico;
  • Test regolari di funzionalità polmonare, radiografia del torace, esami del sangue e altre procedure come la broncoscopia.

I riceventi dovranno prendere tre tipi di farmaci antirigetto (immunosoppressori): ciclosporina o tacrolimus, azatioprina o micofenolato mofetile e prednisolone.

Inoltre molti centri trapianto sottopongono il paziente ad una profilassi post-operatoria con antivirali nell’eventualità di infezione da Citomegalovirus (CMV).

Per quanto riguarda il respiratore meccanico, questo verrà tolto il prima possibile e il soggetto sottoposto a trapianto polmonare verrà incoraggiato a muovere i primi.

Entro due giorno dal trapianto, inoltre, il paziente viene sottoposto a broncoscopia per controllare se l’intervento sia andato a buon fine e per individuare possibili focali di infezioni.
Altre ispezioni verranno eseguite dopo due settimane, un mese, due mesi, tre mesi, sei mesi e un anno a partire dal giorno del trapianto di polmoni.

Ancora meglio se il soggetto che ha ricevuto il polmone riesce a controllare il proprio stato di salute attraverso una spirometria eseguita due volte a giorno a casa propria: si soffia e si respira all’interno di uno strumento che misura i volumi polmonari.

Solitamente la funzionalida dei polmoni migliora di mese in mese fino a raggiungere un plateau (fase di stato) dopo circa 3 mesi.

[Ricorda] Una diminuzione della funzionalità polmonare di oltre il 10% può suggerire la presenza di un problema serio: infezione, sindrome bronchiolitica obliterante (BOS), rigetto.

Ma come cambia la vita dopo un trapianto di polmoni?

Ecco una video-testimonianza di un paziente di nome Vito che si è sottoposto al trapiantato dei polmoni in quel di Siena nel 2008 per fibrosi polmonare.

Trapianto di polmoni: la prognosi e il tasso di sopravvivenza

Il trapianto di polmoni può rendere possibile il ritorno ad una vita sostanzialmente attiva e normale.

Dopo la riabilitazione, oltre l’80% delle persone afferma di non avere alcuna limitazione alla propria attività. Oltre il 40% delle persone che sopravvivono per oltre 5 anni, torna a lavorare almeno part-time.

Ad ogni modo, le complicazioni dopo un trapianto di polmone sono inevitabili.
Il rigetto dell’organo può essere rallentato, ma non sempre fermato del tutto. Anche i farmaci immunosoppressori hanno forti effetti collaterali, tra cui diabete, danni ai reni e vulnerabilità alle infezioni. Alto è altresì il rischio di infezioni croniche o di soffrire di una qualche disfunzione del polmone trapiantato o di complicazioni bronchiali.

Il tasso di sopravvivenza dopo un un trapianto di polmoni è quindi più basso rispetto ad altri trapianti di organi, come reni o fegato.

Oltre l’80% delle persone sopravvive almeno un anno dopo un trapianto di polmone. Dopo tre anni, tra il 55 e il 70% dei pazienti sono ancora vivi. Per sommi capi si può dire che un 60% di soggetti ha un tasso di sopravvivenza di 5 anni e un 40% raggiunge i 10 anni.  Purtroppo ci sono anche quelli che non ce la fanno. In questi casi la percentuale di coloro che muoiono a 3 mesi dall’intervento è del 15%.

Ovviamente il tasso di sopravvivenza è determinato anche dall’età del paziente al momento del trapianto e da altri fattori come lo stile di vita e la forte determinazione a vivere.

Guida al Trapianto di Polmone - Policlinico S.Orsola-Malpighi

Autore | Dott.ssa Elena Amato

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Chi sono? Elena Amato

3 Commenti

  1. buonasera vorrei delle informazioni in merito a trapianto di polmoni in quanto ho un enfisema e broncopatia cronica e in cura con ossigeno terapia la ringrazio dott

    • Elena Amato

      Buonasera Antonio, e benvenuto.

      Può pormi una domanda più specifica? Sono tante le domande che vengono in mente riguardo un trapianto di polmoni.

      Sarò felice di risponderle ed aiutarla.

      Cordiali saluti
      Dott.ssa Elena Amato

  2. Ivano Anzuinelli

    C’è un modo per curarli se non sono del tutto compromessi?

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