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Il Wasabi: La Spezia Degli Imperatori Giapponesi

Sandra Ianculescu – Considerato all’epoca degli shogun un alimento mistico che proteggeva i capi dal veleno, il wasabi è un condimento giapponese con numerosi impieghi medici speciali. I missionari portoghesi del 16 ° secolo lo catalogarono come eresia pagana, ma dopo essere entrato nella cultura universale, è diventato una delle spezie più popolari.

Il Wasabi è una pianta che appartiene alla famiglia delle Crucifere, come il rafano, cavolfiore o senape. Originario dell’arcipelago giapponese, esiste in diverse versioni – sia selvatico che coltivato, ma solo due sono utilizzate in cucina: wasabi japonica duruma e wasabi japonica mazuma.

Per condire i piatti, dalla pianta di wasabi si utilizza la radice, che viene grattugiata e con cui si prepara una pasta di colore verde. La pasta wasabi deve essere consumata subito, perché il gusto e l’odore si mantiene al massimo un’ora. La radice può invece essere conservata in un ambiente umido e freddo, per circa 30 giorni. L’essicazione della radice e la sua trasformazione in polvere – tecnica utilizzata per la conservazione – altera definitivamente le proprietà della spezia.

Il gusto piccante e il sapore molto forte, caratteristici del wasabi, assomigliano più a quelli della senape che della paprika o del pepe. Questa è la prima cosa che aiuta a distinguere i prodotti originali dai sostituti meno costosi che si trovano nei supermercati e in alcuni ristoranti. Il sapore del wasabi, grazie ai suoi composti molto volatili, è percepito più nella cavità sinusale e meno sulla lingua.

Le proprietà medicinali del wasabi, considerato nella cultura asiatica un rimedio contro i veleni, sono state studiate per la prima volta nel XVI secolo dai fondamentalisti religiosi portoghesi, che arrivarono sul territorio giapponese. Anche se è stata respinta l’idea che il wasabi possa essere una pianta miracolosa, la scienza moderna ha dimostrato che si tratta di un potente antiossidante e un antibatterico efficace, a causa di un composto chiamato isotiocianato. Per questi motivi, si è rivelato molto utile in cucina e nella medicina medievale giapponese, quando il consumo elevato di pesce e frutti di mare conservati impropriamente, portava spesso all’intossicazione alimentare.

Inoltre, da diversi anni, si cerca di isolare l’isothiocyanato, contenuto nel wasabi, per essere incorporato in vari prodotti come il dentifricio, perché il composto è in grado di inibire i principali batteri che causano le carie.

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Chi sono? Viola Dante

Sono una farmacista. Ho studiato presso l'Università degli Studi di Palermo dal 2003 al 2008. Poi è arrivata la laurea: 110/110 e Lode. Il percorso di studi è andato benissimo ed ho preso tutto quello che potevo dai professori, ma oggigiorno sarebbe riduttivo descrivermi come una professionista del farmaco e della salute. Potrei piuttosto definirmi una farmacista blogger. Amo quello che faccio. Ed ancor di più amo offrire delle soluzioni che migliorino la salute degli italiani ormai vittima di bieche mistificazioni anche in questo campo. Spero di riuscire a trasmettervi la mia smisurata passione per la galenica e per la preparazione di rimedi naturali.

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Un commento

  1. “Fondamentalisti religiosi portoghesi” dovreste studiare prima un po’ di storia del Giappone e delle missioni dei fantomatici “fondamentalisti” e più magari parlare di cucina.

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