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Prigionieri e Trapianti Di Organi In Cina

PECHINO. Il sistema di trapianto degli organi, in Cina, non funzionerà…almeno per il momento.
Lo dice il Ministero della Salute cinese che nutre dubbi sul sistema messo a punto dalle autorità, basato sull’utilizzo di carte del donatore che dovrebbero autorizzare i trapianti di organi.
Esistono, infatti, una serie di condizioni (di carattere umanitario e socio-culturale) per cui il trapianto di organi in Cina stenta a decollare.
Uno dei limiti alla, infatti, è dato dai gruppi dei diritti umani che difendono i prigionieri giustiziati da cui vengono asportati il maggior numero di organi. Molti di questi organi, infatti, vengono presi dai condannati a morte che lavorano in maniera forzata in campi detti laogai.
Tra gli organi maggiormente venduti, ci sono cornee, reni, fegati.
Il funzionario del Ministero per la Salute, Huang Jefu, ha dichiarato apertamente, nel 2006, che la maggior parte degli organi espiantati proviene proprio dai prigionieri confinati in questi campi, sollevando un polverone.
Quasi 1,5 milioni di persone, in Cina, hanno bisogno di trapianti ogni anno, ma solo 10.000 riescono ad ottenerli, secondo i dati forniti dal Ministero della Salute.

Un altro limite importante al trapianto di organi in Cina è dato dalla tradizione. La Cina si basa su un sistema familiare di tipo patriarcale e questo significa che prima di procedere all’espianto di organi, c’è sempre bisogno dell’ok di tutta la famiglia della vittima, persino del nonno e della nonna, fino all’ultimo membro.
Tutto questo è dovuto al fatto che, secondo la tradizione cinese, il corpo di ciascun individuo è un dono sacro che appartiene al singolo.
La Cina, nel 2007, ha vietato i trapianti di organi da donatori viventi ma ha lanciato, nel 2009, un sistema nazionale in grado di coordinare ed autorizzare le donazioni dopo la morte. La carenza di organi e di donazioni ha incrementato, purtroppo, un traffico illegale di organi nel Paese.
Molti attivisti, sospettano che questo traffico sia esteso anche ai bambini, piccole vittime di un sistema mercenario ed illegale.
“Ogni donazione di organi da prigionieri giustiziati necessita del consenso della famiglia: dal padre, alla madre, al fratello, allo zio”, ha spiegato il Ministero della Sanità cinese anche se questo aspetto potrebbe non costituire più un problema fra qualche tempo. Il Paese, presto, potrebbe procedere con l’abolizione della pena di morte ed in quel caso il problema degli organi asportati a detenuti giustiziati non dovrebbe più porsi.

17 maggio 2013, ore 18:59

Autore | Marirosa Barbieri

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Chi sono? Viola Dante

Sono una farmacista. Ho studiato presso l'Università degli Studi di Palermo dal 2003 al 2008. Poi è arrivata la laurea: 110/110 e Lode. Il percorso di studi è andato benissimo ed ho preso tutto quello che potevo dai professori, ma oggigiorno sarebbe riduttivo descrivermi come una professionista del farmaco e della salute. Potrei piuttosto definirmi una farmacista blogger. Amo quello che faccio. Ed ancor di più amo offrire delle soluzioni che migliorino la salute degli italiani ormai vittima di bieche mistificazioni anche in questo campo. Spero di riuscire a trasmettervi la mia smisurata passione per la galenica e per la preparazione di rimedi naturali.

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