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Commozione Cerebrale: Quello Che Dovresti Sapere

Panoramica:

Una commozione è la forma più lieve delle lesioni cerebrali, che viene diagnosticata mediante tests di imaging (TAC, radiografia, ecografia, risonanza magnetica…). È possibile che i suoi sintomi non si manifestino immediatamente, ma anche giorni o settimane dopo l’infortunio. La maggior parte delle persone recupera completamente dopo la commozione cerebrale, ma la fase di recupero può richiedere tempo. Riposo fisico e cognitivo sono di fondamentale importanza per la guarigione del cervello.

Rischi a lungo termine:

Se un bambino viene curato correttamente e non incorre di nuovo in situazioni di rischio durante la fase di recupero, starà bene dopo la commozione cerebrale. Il problema a lungo termine più comune è un recupero lento o incompleto. Ciò accade in caso di commozioni multiple o ricorrenti, sofferte prima della completa guarigione dal precedente infortunio. Alcune situazioni hanno suscitato molto interesse, come la “sindrome da secondo impatto”, che si verifica quando una persona non completamente guarita, sbatte di nuovo con la testa. In questo caso, il risultato potrebbe essere un enorme rigonfiamento del cervello che, a sua volta, può portare la persona a uno stato vegetativo o alla morte.

Le persone che hanno già subito una commozione cerebrale corrono un rischio maggior di traumi successivi. Probabilmente gli effetti sono cumulativi, quindi ogni infortunio causa sintomi più gravi e che richiedono un tempo di recupero sempre più lungo.

Statistiche:

Durante le competizioni sportive e ricreative si prevedono tantissimi casi di commozione cerebrale, ma bisogna anche considerare il fatto che molti non vengono dichiarati.

Secondo i dati raccolti negli Stati Uniti, i 10 sport che hanno portato più bambini (con al massimo 14 anni) al pronto soccorso sono:

☐ Bici: 40.272

☐ Football: 21.878

☐ Soccer: 8.392

☐ Baseball e Softball: 18.246

☐ Basket: 14.952

☐ Skateboard/Scooter: 14.783

☐ Sport acquatici: 12.843

☐ Sport invernali: 6.750

☐ Trampolino: 5.025

Secondo il National Center for Catastrophic Sport Injury Research (NCCSIR), anche se il football è associato con il maggior numero di lesioni catastrofiche, è più elevato il tasso di infortuni ogni 100.000 partecipanti a sportss come ginnastica e hockey su ghiaccio. Il numero totale è più alto semplicemente perché le persone si dedicano più al football che alla ginnastica o all’hockey su ghiaccio.

L’infortunio catastrofico può essere mortale, non mortale (quando implica un’invalidità permanente grave), o grave (quando implica un’invalidità non permanente, ma lesioni gravi).

Il NCCSIR rileva inoltre una notevole riduzione nel numero di decessi nel mondo del calcio e delle lesioni catastrofiche non mortali dal 1976, anno in cui fu introdotto un cambiamento delle regole e venne proibito il contatto iniziale con la testa, con lo scopo di bloccare e contrastare.

Hanno contribuito alla riduzione l’uso di caschi standard, un miglioramento dell’assistenza medica agli atleti infortunati e la nascita del coaching, una tecnica tesa al miglioramento delle abilità fondamentali di blocco e contrasto dell’avversario.

Ricerca emergente:

I ricercatori sanno che subito dopo una commozione cerebrale, il cervello è particolarmente a rischio di soffrire un secondo infortunio, ancora più grave. Secondo alcuni studi, il rischio di un seconda commozione cerebrale è maggiore nei 10 giorni successivi alla prima, ma il motivo non è del tutto chiaro.

Uno studio della UCLA (University of California, Los Angeles), effettuato sui topi, ha trovato che un unico infortunio lieve riduce l’uso del glucosio come combustibile, da parte del cervello.

Una seconda lesione lieve nelle successive 24 ore porta a un calo ancora più decisivo nell’uso del glucosio e a problemi di memoria che possono durare a lungo. Se però il cervello ha diversi giorni per recuperarsi e l’uso del glucosio ritorna ai livelli normali, la seconda lesione non sembra essere più grave della prima.

Dopo ripetuti traumi, i bambini possono aver bisogno di più tempo per recuperarsi. (Pediatrics, Giugno, 2013).

» Adolescenti e piccoli adulti di età compresa tra gli 11 e i 22 anni e che ha avuto due commozioni cerebrali nel corso di un anno, in media hanno bisogno di 35 giorni per recuperarsi, cioè circa il doppio del tempo rispetto alle due settimane normalmente prescritte.

» Il tempo di recupero per coloro che non avevano mai avuto una commozione cerebrale era di 12 giorni circa.

I danni provocati da una commozione cerebrale si assomigliano molto a quelli causati dall’Alzheimer. (Radiology, Giugno 2013).

» La commozione cerebrale può procurare danni alla sostanza bianca del cervello molto simili a quelli riscontrati nelle persone alle prime fasi del morbo di Alzheimer.

» I ricercatori hanno analizzato le passate scansioni al cervello di 64 pazienti che avevano sofferto una commozione cerebrale.

» Le scansioni furono comparate con i sintomi riportati dai pazienti nel questionario post-commozione e attirarono l’attenzione dei ricercatori i sintomi in comune con i soggetti affetti da morbo di Alzheimer, come problemi di memoria, disturbi del ciclo del sonno e problemi di udito.

» I risultati mostrano una correlazione significativa tra i sintomi di una grave commozione e il ridotto movimento dell’acqua in alcune parti della materia bianca del cervello, legate al processo auditivo e al disturbo del ciclo sonno – veglia.

» Lo studio è stato criticato per i metodi utilizzati (come il ricorso a scansioni cerebrali e grafici dei sintomi anteriori all’infortunio), la partecipazione di soggetti giovani (la materia bianca, infatti, non è pienamente sviluppata prima dell’età adulta) e l’uso dei disturbi del sonno come sintomo riscontrato in soggetti con morbo di Alzheimer e soggetti con commozione cerebrale.

Il cervello può recuperarsi dall’infortunio compensando i danni subiti. (Journal of the International Neuropsychological Society, Agosto 2013).

» La risonanza magnetica funzionale usata per studiare il recupero di 12 giocatori di football di un liceo con commozione cerebrale fu paragonata a quella di 12 compagni di squadra che non ne avevano mai subito una.

» Furono sottoposti a una scansione cerebrale dopo 13 ore e dopo 7 settimane dall’infortunio.

» Dopo 13 ore, per gli atleti infortunati si erano ridotti il tempo di reazione e le capacità mentali.

» Le scansioni rivelarono una attività ridotta in alcune aree dell’emisfero destro; ciò indica che le ridotte capacità mentali possono essere relazionate all’ipoattività dei circuiti cerebrali dell’attenzione.

» Dopo 7 settimane, i giocatori infortunati mostrarono un miglioramento delle capacità mentali e dei tempi di reazione; inoltre le scansioni rivelarono anche una maggiore attività nei circuiti cerebrali dell’attenzione dei giocatori in questione.

» L’iperattività può rappresentare una risposta compensatoria del cervello, il quale media il recupero.

Prevenzione:

» Il rischio di una commozione cerebrale è maggiore per i soggetti che ne hanno già sofferto una.

» La prevenzione primaria è possibile con il rafforzamento, l’applicazione e il rispetto delle regole, nonché degli altri (fair play).

» Alcuni sport, posizioni e stili di gioco individuali fanno aumentare il rischio di commozione cerebrale. Una percentuale significativa di tale tipo di infortunio può essere attribuita a un “gioco illegale” e al contatto tra giocatori.

» Nel football, il difensore e il runner sono quelli che si espongono a un maggiore rischio di commozione cerebrale.

» I caschi sono gli strumenti più adatti per prevenire lesioni da impatto (fratture, emorragie, lacerazioni, ecc.), ma non hanno mostrato di ridurre l’incidenza e la gravità delle commozioni cerebrali.

» La ricerca attuale sulla tecnologia dei caschi rivela risultati promettenti, suggerendo un rischio inferiore del 10 – 20% di commozione cerebrale con i caschi più moderni. Lo sforzo per continuare e portare avanti la ricerca e lo sviluppo di questo tipo di tecnologia è costante.

» Il rafforzamento e la stabilizzazione del collo possono limitare le forze trasmesse alla testa e smorzare l’impatto per il cervello.

» Da un punto di vista teorico, una maggiore forza nel segmento testa – collo potrebbe ridurre le forze di accelerazione della testa, quando viene colpita. Ciò non è ancora stato studiato.

» La prevenzione secondaria può essere possibile attraverso una strategia di gestione adeguata, come quella del “return – to – play”, in una progressione graduale di attività ammissibile.

Omega – 3:

Si tratta di acidi grassi essenziali, utili sia come componente cellulare nel cervello sia come prostaglandine anti – infiammatorie, una volta convertiti. Per contrastare l’infiammazione, il consumo adeguato di omega – 3 può aiutare a ridurre la produzione di prostaglandine infiammatorie e, potenzialmente, può ridurre anche un’infiammazione al cervello, associata a un trauma.

Benefici degli sports organizzati:

Fare sport ha una serie di benefici fisici, emotivi e interpersonali.

» Una vista migliore. I bambini trascorrono il tempo giocando all’aria aperta, soprattutto in caso di sports organizzati, e hanno meno probabilità di sviluppare problemi di vista.

» Peso sano. L’obesità è in aumento tra i bambini, ma i dati mostrano che coloro che sono più attivi, soprattutto dopo l’orario scolastico, hanno più possibilità di essere normopeso.

» Sviluppo delle abilità motorie. Fare sport è utile per il coordinazione e per l’apprendimento di nuove competenze.

» Sviluppo delle abilità sociali. Giocare in squadra vuol dire imparare a lavorare con gli altri e a sostenerli.

» Fiducia in se stessi. Il successo come atleta e come membro di una squadra costruisce e fortifica la fiducia che un soggetto ha in se stesso.

» Sportività. Imparare le regole del gioco, il rispetto per l’allenatore e per l’arbitro e come essere positivo, anche se si sta perdendo, sono tutte delle preziose lezioni di vita.

Commozione cerebrale: ecco la risposta alle domande più frequenti

Cos’è una commozione cerebrale?

Una commozione è la più lieve delle lesioni cerebrali – ciò non vuol dire, però, che non sia grave. Viene diagnosticata mediante un esame neurologico e tests di imaging (TAC, radiografia, ecografia, risonanza magnetica…) e può essere causata da un urto, da un colpo, da una caduta, un colpo alla testa o un colpo al corpo che provoca un rapido movimento avanti e indietro della testa e del cervello. Dopo una commozione cerebrale, riposo fisico e cognitivo sono molto importanti per permettere al cervello di guarire.

Quali sono i sintomi di una commozione cerebrale?

Non sempre i sintomi di una commozione cerebrale si presentano immediatamente; a volte, infatti, si verificano dopo alcuni giorni o alcune settimane dall’infortunio. Tra i sintomi immediati più comuni ci sono mal di testa e difficoltà a dormire. Altri sintomi possono essere: nausea, stanchezza, vertigini, perdita di memoria, problemi di concentrazione e problemi di equilibrio.

Cosa devi fare se tuo figlio soffre una commozione cerebrale?

La cosa più importante da fare dopo una commozione cerebrale è riposare, sia fisicamente che mentalmente. Oltre ad evitare uno sforzo fisico generale, ciò significa anche evitare qualsiasi attività che richiede concentrazione mentale, come videogiochi, TV, o l’uso di cellulare e pc. Anche i compiti scolastici dovrebbero essere ridotti. Non fare sport o qualsiasi attività intensa, quando i sintomi della lesione non sono ancora completamente spariti.

Come si può prevenire una commozione cerebrale?

Alcuni ruoli sono più associati ai traumi rispetto ad altri. Nel football, per esempio, il runner e il difensore sono i giocatori maggiormente esposti al rischio di commozione cerebrale. Circa un quarto delle lesioni può essere attribuito a un gioco illegale e, ancora più spesso, a un contatto tra i giocatori. È compito dell’allenatore assicurarsi che si stiano rispettando le regole del gioco.

Chi è a maggior rischio di commozione cerebrale?

I soggetti che hanno già avuto una commozione cerebrale sono esposti a un maggior rischio di subirne un’altra. Subito dopo questo tipo di lesione, infatti, il cervello è più vulnerabile e gli infortuni successivi possono essere molto più seri. Gli effetti delle commozioni cerebrali sono cumulativi, ciò vuol dire che ogni lesione è più grave della precedente e che comporta un tempo di recupero sempre più lungo. Tuttavia, ancora non si sa quando si cominciano a vedere gli effetti a lungo termine.

Quali sono gli effetti a lungo termine di una commozione cerebrale?

In caso di commozione cerebrale, si risolve tutto per il meglio, se la persona lesionata agisce in modo corretto e non riprende l’attività fisica fino a quando non si sia completamente recuperato. Il problema a lungo termine più comune è un recupero lento o incompleto. Ciò può verificarsi in seguito a commozioni multiple o commozioni frequenti che si verificano prima del completo recupero dalla commozione precedente. Attirano l’attenzione dei media alcune situazioni rare, come la “sindrome da secondo impatto”, che avviene quando una persona ancora in fase di recupero, sbatte di nuovo con la testa. In questi casi, i risultati possono essere molto gravi, in quanto si può andare incontro a un enorme rigonfiamento del cervello che può provocare lo stato vegetativo o addirittura la morte del lesionato.

In caso di commozione cerebrale, i genitori cosa devono far sapere agli allenatori?

Prima che cominci una stagione sportiva, genitori e allenatore devono assicurarsi che il giocatore possa tornare dopo l’infortunio, ma sarà quest’ultimo a valutare se i sintomi siano completamente spariti. Un modo per aiutare gli atleti a capire se sono pronti per tornare a giocare è sottoporli a tests per la funzione neurologica. In questo modo, si può capire se i valori del giocatore siano tornati a livelli normali. Gli atleti possono prendere nota dei traumi, colpi o commozioni cerebrali subiti, così quando rileggono le circostanze in cui si erano verificati eventi spiacevoli possono capire come prevenirli durante la stagione sportiva successiva.

Autore | Anna Abategiovanni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Chi sono? Viola Dante

Sono una farmacista. Ho studiato presso l'Università degli Studi di Palermo dal 2003 al 2008. Poi è arrivata la laurea: 110/110 e Lode. Il percorso di studi è andato benissimo ed ho preso tutto quello che potevo dai professori, ma oggigiorno sarebbe riduttivo descrivermi come una professionista del farmaco e della salute. Potrei piuttosto definirmi una farmacista blogger. Amo quello che faccio. Ed ancor di più amo offrire delle soluzioni che migliorino la salute degli italiani ormai vittima di bieche mistificazioni anche in questo campo. Spero di riuscire a trasmettervi la mia smisurata passione per la galenica e per la preparazione di rimedi naturali. E-mail: viola.dante@email.it

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