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Capire L’Ictus – Aneurisma Cerebrale

Quando si parla di ictus si parla di aneurisma, un dilatamento progressivo di un segmento vascolare cerebrale che deve essere almeno pari al 50%. Questo dilatamento si sviluppa a partire da una sezione debole o di spessore ridotto del vaso.

Accade che nel tempo questo segmento indebolito possa cedere e formare una sorta di sacca che può gonfiarsi e gonfiarsi rapidamente fino a quando non cede, degenerando in ferita: l’aneurisma.

Ovviamente un aneurisma può accorrere in qualsiasi vaso sanguigno del corpo ed in qualsiasi punto della parete, anche se è tipico delle ramificazioni delle arterie. Quando esso si sviluppa lungo le pareti dei vasi sanguigni che approvvigionano di sangue il cervello, allora si parla di aneurisma cerebrale o ictus!

E’ importante specificare anche che quando un vaso sanguigno cerebrale si apre, l’emorragia si verifica usualmente sotto uno degli strati o delle membrane che proteggono il cervello, chiamato strato della aracnoide. Ne consegue quella che è conosciuta come emorragia subaracnoidea (ESA): sanguinamento all’interno dell’area compresa tra l’aracnoide e la pia madre, due delle tre membrane (meningi) che circondano il cervello (manca la dura madre, la più esterna).

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[Nota] Il termine è talvolta utilizzato come sinonimo di emorragia cerebrale ed i sintomi sono: forte mal di testa (“cefalea a rombo di tuono” con confusione o momentanea perdita del livello di coscienza), vomito, convulsioni. Una conferma arriva grazie ad un esame TC alla testa o (molto più raramente) mediante una puntura lombare.

Incidenza e Fattori Di Rischio Dell’Aneurisma Cerebrale (leggasi ICTUS)

L’incidenza esatta dell’aneurisma intracranico è sconosciuta, ma si stima che ne soffra annualmente una percentuale della popolazione mondiale che va dall’1 al 6%.
In ogni caso l’incidenza di ictus aumenta con il passare dell’età (i soggetti che hanno passato i 30 anni sono quelli più a rischio approssimativamente 1.6 volte maggiore – soprattutto nelle donne). E, purtroppo, solo una piccola percentuale di ictus ci avvisa con dei sintomi prima di degenerare. L’identificazione corretta dei fattori di rischio è essenziale in chiave di prevenzione e controllo dell’aneurisma cerebrale.

Stranamente la maggior parte degli ictus è di natura sporadica, il che vuol dire che non sono correlati a delle specifiche malattie o a trattamenti farmacologici particolari; c’è da dire però che non si può proprio chiudere un occhio sulla componente genetica e sui fattori ereditari che potrebbero portare a difetti congeniti delle pareti arteriose.

Oltre ai geni due altri importanti fattori di rischio sono l’alta pressione arteriosa (ipertensione) ed il fumo (mi riferisco alle sigarette).
Nel primo caso potete capire che un vaso soggetto a maggiore pressione sarà maggiormente a rischio di rottura. Rottura che anche nel secondo caso sarebbe facilitata dalla capacità delle sigarette di irrigidire i vasi, rendendoli meno propensi ad assecondare il torrente circolatorio umano.

Altri fattori di rischio comprendono malattie particolari che possono causare anomalie dei vasi sanguigni come la malattia policistica renale, malattie del tessuto connettivo, displasia fibromuscolare, sindrome di Marfan, malattia vascolare del collagene e coartazione aortica (restringimento dell’aorta tra le diramazioni arteriose della parte superiore del corpo e quelle della parte inferiore).

Per di più, alcuni tipi particolari di traumi alla testa o al collo o delle infezioni (ad esempio quelle che colpiscono le pareti delle arterie) possono portare ad ictus.

Una certa minoranza di aneurismi cerebrali, infatti, si verifica all’interno di particolari famiglie.
Per questo consiglio di sottoporsi ad un esame a tutti coloro i cui parenti di primo grado (padre, madre, fratelli, sorelle, figli) fossero stati colpiti da ictus. Lo screening diagnostico è solitamente per nulla invasivo e potrebbe trattarsi di un angiogramma MR o di una angiografia CT.

Segnali e Sintomi Legati All’Ictus

Come ho già accennato un gran numero di ictus non mostrano sintomi, anzi questi ultimi vengono rintracciati casualmente durante la valutazione di altre malattie e test di screening che coinvolgono anche il cervello. Comunque in quei casi “fortunati” in cui l’aneurisma cerebrale “avvisa”, i pazienti potrebbero sviluppare un certo disturbo della vista o paralisi facciale, causati dalla compressione di alcuni parti sensibili del cervello da parte del cambiamento di forma e dimensioni della sacca sanguigna. Nel caso in cui, invece, vi fosse un vero e proprio versamento ematico, i sintomi potrebbero essere: improvviso e violento mal di testa; nausea acuta e vomito; torcicollo; convulsioni; alterazione del livello di coscienza; paralisi.

Quando si parla di mal di testa forte, si intende sottolineare che si tratterebbe del PEGGIORE mal di testa della tua vita. Esso si presenterebbe all’improvviso ed in forma violenta; e dal momento che i mal di testa sono molto comuni nella popolazione, è importante imparare a distinguere tra un mal di testa che richieda attenzioni mediche ed uno “normale” da poter gestire da soli.

La chiave per la prevenzione è quella di associare il mal di testa da ictus a sintomi neurologici come annebbiamento della vista e paralisi parziale o incapacità dialettica, etc.

Esito Clinico Ictus

La rottura di un vaso sanguigno cerebrale con conseguente aneurisma e sviluppo di una emorragia subaracnoidea è e DEVE essere una emergenza neurologica.

Gli studi hanno dimostrato che all’incirca il 40% dei soggetti affetti da ictus non sopravvivono oltre le 24 ore. In più c’è da aggiungere che fino al 25% dei soggetti colpiti da aneurisma cerebrale muore per complicanze entro i 6 mesi, mentre altri restano con una disabilità che li accompagnerà per il resto della loro esistenza.

Inoltre il rischio di nuova emorragia entro il primo giorno va dal 2 al 4 %; e questo sottolinea l’importanza di una tempestiva valutazione medica con relativo trattamento e monitoraggio.
In ogni caso il rischio di risanguinamento rimane alto per le prime 2 settimane con stime percentuali che arrivano al 25%, se l’ictus non viene trattato!

Per quello che riguarda l’esito clinico di un ictus ci sono molti fattori da tenere in considerazione: l’età, la storia medica pre-attacco, il grado di danno cerebrale ed il tempo trascorso tra l’aneurisma cerebrale ed il primo intervento medico (questo perchè l’emorragia innesca una serie di eventi altamente deleteri per il corretto funzionamento del cervello).

Un processo chiave associato all’emorragia subaracnoidea è il vasospasmo: grande contrazione della parete dei vasi dovuta a condizioni morbose (arteriti, embolie arteriose) o a violente sollecitazioni farmacologiche.

Il sangue è un agente irritante e fa sì che i muscoli, i quali si trovano a circondare le pareti dei vasi sanguigni, si contraggano andando in contro ad uno spasmo. Le contrazioni dei vasi causano vasocostrizione e ciò si traduce in un insufficiente flusso di sangue in alcune zone del cervello. Di conseguenza i tessuti non irrorati continuamente da sangue muoiono.
Il vasospasmo cerebrale si presenta solitamente 4-10 giorni dopo lo sviluppo di un’emorragia subaracnoidea (ancora una volta ecco perchè sia importante farsi soccorrere e monitorare).

La gestione dei pazienti con aneurismi cerebrali e vasospasmo richiede un team medico multidisciplinare in un ambiente a cura intensiva con strumenti adatti al monitoraggio della situazione. Sono necessarie delle dettagliate scansioni vascolari in concomitanza con un trattamento chirurgico immediato (intervento neurochirurgico o endovascolare). Sarebbe (uso il condizionale poichè siamo in Italia e la salute sta diventando un lusso – scusate la polemica) altresì necessaria la possibilità di trattamento “aggressivo!” del vasospasmo e di tutte le possibili emergenze mediche associate.

Screening e Immagini

E ‘fondamentale essere in grado di esaminare il grado di lesione e lo stato dei vasi cerebrali per stabilire il trattamento appropriato. In molte occasioni, l’imaging non invasivo viene utilizzato inizialmente con TC o RM per “fotografare” il cervello, seguito da CT-angiografia o MR-angiografia ed esaminarne lo stato vascolare e anatomia.

In definitiva, lo standard d’oro per la valutazione dell’aneurisma cerebrale e vasospasmo circostante è un angiogramma cerebrale convenzionale. L’angiografia cerebrale è infatti in grado di fornire un quadro dettagliato delle caratteristiche dell’ictus e la situazione dei vasi che circondano la zona in esame. Essa è il top per studiare la morfologia delle arterie e delle vene. E’ invasiva e consiste nella cateterizzazione dell’arteria femorale a livello dell’inguine per raggiungere in via retrograda l’arco aortico e incannulare selettivamente le arterie carotidi e vertebrali. Ma non è tutto perchè i vasi possono essere evidenziati grazie all’iniezione di un mezzo di contrasto iodato, visto da un apparecchio a raggi X: “l’angiografo digitale”. Con sofisticati programmi computer, poi, è possibile ottenere immagini tridimensionali nitide e dettagliate.

Trattamento aneurisma non-emorragico ed ictus vero e proprio

Non tutti gli aneurismi che non siano degenerati in rottura capillare richiedono dei trattamenti.

Molti di questi pazienti sono seguiti prudentemente; vengono modificati i loro fattori di rischio attraverso un’alimentazione adatta ed uno stile di vita sano. Il tutto monitorato attraverso degli screening effettuati con regolare cadenza.
Non neghiamo che sia un lavoraccio questo tipo di trattamento. Ecco perchè sarebbe indicato solo qualora ci si potesse rivolgere ad un medico qualificato nel trattamento di ictus non ancora emorragico.

Molti fattori sono considerati durante il processo di decisione, compresa l’età del paziente, dimensione, forma e posizione dell’aneurisma, più ovviamente la storia familiare del soggetto. I rischi e i benefici di qualsiasi trattamento chirurgico devono essere soppesati assieme alla storia naturale dell’aneurisma e il profilo di rischio / beneficio del progetto di gestione conservativa.

Per quanto riguarda gli individui colpiti da ictus vero e proprio (mi riferisco a quello con il versamento di sangue) la necessità di un intervento chirurgico tanto tempestivo quanto aggressivo nei confronti dell’aneurisma è di fondamentale necessità per ridurre le possibilità di danni neurologici permanenti e per migliorare i risultati clinici. Le due opzioni per il trattamento di un aneurisma cerebrale in piena regola sono: intervento neurochirurgico (microchirurgia) o trattamento endovascolare.

L’approccio neurochirurgico (in microchirurgia) richiede una procedura chirurgica aperta per esporre l’aneurisma ad il trattamento adeguato che ne argini il versamento sanguigno e al contempo porti i nutrienti all’area del cervello colpita. L’obiettivo è di posizionare una clip di titanio sul collo dell’aneurisma per fermare ri-sanguinamento ed evitare ulteriori lesioni. Essenzialmente, l’aneurisma è sgonfiato pizzicando sul collo del vaso rigonfio, escludendolo prima dalla circolazione circostante.

Con l’approccio endovascolare un angiogramma tradizionale viene eseguito per fornire una valutazione dettagliata dell’ictus e della circolazione sanguigna circostante. Una volta che l’aneurisma è identificato in tutte le sue sfaccettature, diverse bobine di platino (spirali in filo di platino) sono collocate all’interno dell’aneurisma per ostacolare la fuoriuscita del sangue e per evitare eventuali coaguli che possano ostruire il flusso sanguigno dall’approvvigionare la zona colpita con conseguente necrosi e morte di parte del cervello.

Ognuna delle due opzioni di trattamento presenta rischi e benefici a seconda dello stato clinico del paziente e il tipo di aneurisma.

Conclusione

La necessità di trattamento di un aneurisma cerebrale richiede un’ampia valutazione ed un’attenta analisi dei rischi e dei benefici associati a ciascuna opzione di trattamento. Gli ictus (con sanguinamento) richiedono una valutazione urgente e un trattamento altrettanto tempestivo per limitare il grado di danno cerebrale e migliorare i risultati clinici. I pazienti con aneurismi cerebrali senza versamenti ematici, invece, richiedono una consultazione con un medico esperto per decidere quale possa essere la gestione più appropriata.

Autore | Viola Dante

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Chi sono? Viola Dante

Sono una farmacista. Ho studiato presso l'Università degli Studi di Palermo dal 2003 al 2008. Poi è arrivata la laurea: 110/110 e Lode. Il percorso di studi è andato benissimo ed ho preso tutto quello che potevo dai professori, ma oggigiorno sarebbe riduttivo descrivermi come una professionista del farmaco e della salute. Potrei piuttosto definirmi una farmacista blogger. Amo quello che faccio. Ed ancor di più amo offrire delle soluzioni che migliorino la salute degli italiani ormai vittima di bieche mistificazioni anche in questo campo. Spero di riuscire a trasmettervi la mia smisurata passione per la galenica e per la preparazione di rimedi naturali.

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