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I Rischi Che Corri Mangiando La Soia: Tre Motivi Per Dire No!

So che va contro tutto quello che sentiamo su una sana alimentazione, ma sono qui per dirvi che io non mangio prodotti alimentari a base di soia e che credo che non si dovrebbero consumare.
Nella mia vita offline raramente ho parlato di scelte alimentari con le persone, a meno che qualcuno non mi abbia chiesto la mia opinione. La dieta è un fatto personale e la gente si mette sulla difensiva se le loro scelte sono messe in discussione. Ma ora ho deciso di cogliere l’occasione per parlare dell’aspetto della soia di cui non si sente parlare. Non sono sicuramente uno scienziato, ma credo che ci sono tre buone ragioni per evitare la soia ed è importante capirle.

1. La soia distrugge i nostri ormoni sessuali

La soia è conosciuta come un fitoestrogeno; questo significa che contiene composti naturali che imitano gli estrogeni del nostro corpo. Questa può risultare una buona notizia per alcune persone, come per esempio le donne in post-menopausa. Ma quali sono gli effetti dei fitoestrogeni nei neonati, bambini e bambine, giovani donne e giovani uomini?
Per quanto riguarda la formula di soia per i bambini, uno studio del 1994 ha dimostrato che stanno consumando l’equivalente ormonale di circa dieci pillole contraccettive al giorno e questo mette i bambini a rischio di tutto, dall’insorgenza precoce della pubertà a danni permanenti al sistema endocrino. Questo potrebbe sorprendervi: i governi di Israele, Svizzera, Regno Unito e Nuova Zelanda hanno rilasciato dichiarazioni contro l’uso del latte di soia per i bambini.
Ragazzini che consumano soia possono avere maggiori rischi di cancro ai testicoli, mentre le ragazzine possono andare incontro a maggiori rischi di cancro al seno e alle ovaia, dovuti a una lunga esposizione agli ormoni sessuali. C’è anche un possibile legame tra la soia e un basso numero di spermatozoi negli uomini giovani. Solo 100 grammi di soia contengono l’equivalente ormonale di una pillola contraccettiva. Considerando tutte le malattie ormonali diffuse oggi in Occidente (incluso l’infertilità), sembra opportuno controllare il consumo di soia.

2. La soia distrugge la nostra tiroide

La tiroide fa parte del sistema endocrino, così come gli ormoni sessuali, per cui questi due problemi sono strettamente collegati. I fitoestrogeni nella soia agiscono anche sulla tiroide per avere un effetto gozzigeno; ciò significa che riducono la produzione degli ormoni tiroidei, rallentano il metabolismo della tiroide e potenzialmente causano un aumento delle sue dimensioni (noto come gozzo, da cui deriva il termine gozzigeno). Tutto questo si aggiunge a una cosa: l’ipotiroidismo. Ci sono molti sintomi di questa malattia, spesso trascurata o mal diagnosticata. Infatti, gli esperti stimano che ci sono ben nove milioni di casi di ipotiroidismo non diagnosticati solo negli Stati Uniti. In caso di sintomi ipotiroidei, elimina subito la soia dalla tua dieta.

3. Cosa succede con la soia nelle culture asiatiche?

Gli anti-nutrienti sono sostanze chimiche e composti che impediscono ai nutrienti di essere correttamente utilizzati dal corpo. Ecco due esempi di anti-nutrienti presenti nella soia:

• Inibitori della proteasi: che vanificano la digestione delle proteine da parte del corpo. Gli studi dimostrano che questo potrebbe causare un sovraccarico di lavoro per il pancreas durante la digestione e quindi portare a una disfunzione pancreatica. Gli inibitori della proteasi sono presenti in quantità elevate soprattutto nella soia grezza – ragion per cui i semi di soia sono considerati tossici. Riscaldare e trattare la soia diminuisce considerevolmente la quantità di inibitori di proteasi, ma non vengono mai completamente eliminati.

• Acido fitico (o fitati): la soia (come molti altri cereali) contiene acido fitico, il quale agisce come magnete per molti importanti minerali, come calcio, magnesio, zinco e ferro, impedendo quindi il loro assorbimento nel corpo. Anche se l’acido fitico può essere di aiuto per liberare il corpo da metalli pesanti non necessari e/o indesiderati, come il piombo e il mercurio, questo effetto di pulizia è una cattiva notizia per coloro che nella loro dieta fanno molto affidamento sulla soia per il suo contenuto di minerali, come ad esempio accade nei paesi in via di sviluppo.

Cosa succede con la soia nelle culture asiatiche?

Molte persone sono comprensibilmente sorprese quando scoprono gli effetti negativi della soia e spesso sottolineano che nelle culture asiatiche viene mangiata da migliaia di anni, apparentemente con grandi benefici per la salute. Ci sono due fattori importanti da considerare:

• Le culture asiatiche, storicamente, hanno mangiato la soia soprattutto nelle sue forme fermentate: miso, tempeh, salsa di soia, tamari sono tutti prodotti di soia fermentati. Il processo di fermentazione riduce significativamente gli inibitori della proteasi e i fitati nella soia, quasi al punto di eliminarli. Il tofu è l’unica forma della soia non fermentata, storicamente comune nelle culture asiatiche.

• Tradizionalmente, le culture asiatiche hanno mangiato questi prodotti a base di soia in piccole quantità, più come salse e condimenti che come piatti principali. Un antipasto tipico di minestra con tre cubetti di tofu è molto diverso da un antipasto a base di tofu dove quest’ultimo diventa un sostituto della carne. In media la dieta asiatica in Cina, Indonesia, Corea, Giappone e Taiwan include tra i 9 e i 36 grammi di soia al giorno, ma considera che una tazza di tofu corrisponde a 252 grammi e una di latte di soia a 240 grammi.

Ultime cose da considerare

L’industria della soia è esattamente questo – un’industria con l’obiettivo di fare soldi. Vogliono convincerci che la soia sia un alimento miracoloso per la salute e hanno investito milioni di dollari in marketing per fare proprio questo – con successo. Per ogni rischio menzionato, c’è un altro studio che lo contraddice.
La soia però non è priva di vantaggi, quindi è giusto che ognuno verifichi.

Autore | Anna Abategiovanni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Chi sono? Viola Dante

Sono una farmacista. Ho studiato presso l'Università degli Studi di Palermo dal 2003 al 2008. Poi è arrivata la laurea: 110/110 e Lode. Il percorso di studi è andato benissimo ed ho preso tutto quello che potevo dai professori, ma oggigiorno sarebbe riduttivo descrivermi come una professionista del farmaco e della salute. Potrei piuttosto definirmi una farmacista blogger. Amo quello che faccio. Ed ancor di più amo offrire delle soluzioni che migliorino la salute degli italiani ormai vittima di bieche mistificazioni anche in questo campo. Spero di riuscire a trasmettervi la mia smisurata passione per la galenica e per la preparazione di rimedi naturali.

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