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La Solitudine Uccide Più Dell’Obesità

“Loneliness is deadly” (la solitudine è mortale). Questo il titolo che campeggia su un articolo di una rivista americana.
Ma l’aspetto ancora più forte, sottolinea il pezzo, è dato dal fatto che “la solitudine uccide molto di più dell’obesità“.
Lo dice uno studio condotto da un gruppo di ricerca dell’Università di Chicago secondo cui questa condizione può essere due volte più pericolosa dell’obesità.

Gli scienziati hanno seguito per sei anni più di 2.000 persone di 50 anni ed hanno scoperto che i solitari avevano quasi il doppio delle probabilità di morire, rispetto alle persone più aperte e conviviali.
Nel dettaglio, quelli che hanno dichiarato di vivere da soli, hanno avuto un 14 % in più di rischio di morire. Ciò significa che la solitudine ha un impatto doppio sul tasso di morte precoce rispetto all’obesità. La povertà, invece, ha aumentato il rischio di morte prematura del 19% .

I risultati indicano un quadro sempre più in crisi caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione e dal fatto che sempre più gente vive sola o lontana dalle famiglie. Uno studio britannico condotto su persone sole ed anziane nel 2012 ha rilevato che più di un quinto si sentiva sola tutto il tempo ed un quarto è diventata più solitario nel giro di cinque anni. La metà di coloro che hanno preso parte al sondaggio ha riferito che la solitudine peggiorava nei fine settimana mentre tre quarti dei pazienti ha dichiarato di averne sofferto maggiormente di notte.

Precedenti studi hanno collegato questa condizione ad una serie di problemi di salute (pressione alta, indebolimento del sistema immunitario, maggior rischio di depressione, infarto ed ictus). Nel suo recente libro “Solitudine“, John Cacioppo psicologo presso l’Università di Chicago dice che il dolore innescato dalla solitudine è simile a quello fisico. I risultati dello studio sono stati discussi al meeting dell’ American Association for the Advancement of Science.

Cacioppo ha detto che “la gente deve pensare a come proteggersi dalla depressione, dalla mancanza di benessere soggettivo e dalla mortalità precoce”.
Alla luce degli effetti dannosi della solitudine sulla salute, l’esperto ha dichiarato che le persone che si avvicinano all’età pensionabile dovrebbero pensarci su due volte prima di rittirarsi a vivere della loro pensione in luoghi rurali ma solitari.
“Pensiamo che il pensionamento significhi lasciare gli amici e la famiglia ed acquistare un appartamento in Florida dove fa caldo e si vive felici e contenti. Ma probabilmente non è la migliore idea”, ha detto, “abbiamo osservato che le persone che continuano ad interagire con i colleghi dopo il pensionamento e che hanno amici sono meno soli. Perciò prendetevi il tempo per divertirvi e condividere bei momenti con la famiglia e gli amici”.
I ricercatori hanno scoperto che alcune persone, invece, erano felici di vivere una vita di solitudine. Altre ancora si sentivano sole ed hanno sofferto di questa condizione pur avendo famiglia ed amici nelle vicinanze. I risultati, quindi, hanno suggerito che la gente ha bisogno di sentirsi coinvolta e valorizzata dalle persone che le vivono attorno.
Caroline Abrahams ha detto all’ Age UK che lo studio è importante perchè non dimostra soltanto quanto la vita delle persone sole sia triste ma anche quanto esse siano più vulnerabili alle malattie.

E’ il momento di prendere sul serio la solitudine, intendendola come una minaccia ad una vita più felice e sana. Dobbiamo fare di più per sostenere gli anziani a rimanere socialmente attivi e partecipi. Questo costituisce una grande parte del lavoro in Age UK e tutti possono contribuire ad essere un buon amico o un vicino di casa disponibile per le persone anziane”.

Le filiali locali di Age UK aiutano le persone anziane attraverso programmi di amicizia ed altri servizi che includono visite a domicilio e telefonate di persone che si sentono sole o isolate.

Autore | Marirosa Barbieri

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Chi sono? Viola Dante

Sono una farmacista. Ho studiato presso l'Università degli Studi di Palermo dal 2003 al 2008. Poi è arrivata la laurea: 110/110 e Lode. Il percorso di studi è andato benissimo ed ho preso tutto quello che potevo dai professori, ma oggigiorno sarebbe riduttivo descrivermi come una professionista del farmaco e della salute. Potrei piuttosto definirmi una farmacista blogger. Amo quello che faccio. Ed ancor di più amo offrire delle soluzioni che migliorino la salute degli italiani ormai vittima di bieche mistificazioni anche in questo campo. Spero di riuscire a trasmettervi la mia smisurata passione per la galenica e per la preparazione di rimedi naturali.

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