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Quando La Chirurgia Non Basta A Fermare Il Cancro

Questa è la storia di due donne, Jackie Fox e Peggy MacDonald.
Ma è anche la storia di tutte le donne che, come loro, hanno combattuto e tuttora combattono contro il cancro.
Oggi, purtroppo, nonostante la ricerca abbia fatto passi da gigante e la tecnologia a disposizione migliori sempre di più, non esiste un metodo univoco che riesca a bloccare definitivamente l’avanzare dei tumori aggressivi.
Il risultato è che, molte donne, rischiano di subire più interventi oncologici, a distanza di poco tempo l’uno dall’altro, senza risolvere il problema alla radice.

UNA STORIA, TANTE STORIE

Fox, 57 anni, ha ricevuto la diagnosi di carcinoma mammario cinque anni fa ed ha subito la rimozione del seno.
MacDonald, 49 anni, ha saputo di avere il cancro, lo scorso marzo e si è sottoposta immediatamente all’intervento chirurgico.

Dopo la diagnosi di cancro, la signora MacDonald sentiva che il suo calvario non era ancora finito e che il cancro stava avanzando silenziosamente.
Il tempo di una mammografia, della biopsia, e poi, la donna si è ritrovata di nuovo sotto i ferri.
La signora Fox, accomunata dallo stesso destino, ha deciso di sottoporsi ad una mastectomia ed ha scritto un libro sulla sua triste esperienza, oltre ad aver aperto un blog tutto suo.

L’APPROCCIO MEDICO ED IL CANCRO

E’ nato un vero e proprio dibattito medico-scientifico internazionale sull’efficacia della diagnosi preventiva e sui metodi di cura del cancro.
Oggi, hanno detto i medici, grazie a potenti test che intercettano il cancro alla mammella, alla prostata, è possibile affrontare prima il problema e sperare nel successo del cura.
Sebbene i medici siano ormai molto abili nel trovare le cellule anormali, non riescono sempre a valutare le opzioni di trattamento adeguate al tipo di cancro che è in continua evoluzione e può sfuggire dal controllo umano.
Stiamo osservando sempre più recidive di cancro, nello stesso punto operato in precedenza“, ha detto Assad Omar, capo del gruppo di ricerca gastrointestinale del Cancer Institute.
Il primo passo per poter inquadrare il problema e quindi l’approccio terapeutico più giusto ed efficace, consiste nel dare il giusto nome alla malattia.
Ad esempio, è importante parlare di carcinoma e non di modifica della cellule se il problema è grave.
Non bisogna aver paura, hanno detto i medici, di attribuire il giusto termine alle situazioni ed offrire così una definizione medica più precisa e dettagliata.
Questo è un buon primo passo“, ha detto MacDonald, che vive a Portland in Oregon., “la rieducazione della comunità medica su come esprimersi, è molto importante per i pazienti che solo così possono capire la reale portata del loro problema“.
Alla MacDonald è stato diagnosticato un carcinoma duttale in situ lo scorso marzo e due medici le hanno detto che le uniche opzioni erano o rimuovere il tessuto anormale, o sottoporsi ad una mastectomia.
Nessuno di loro le ha suggerito di fare la radioterapia o di curarsi in altro modo, per evitare l’avanzare del tumore.
Più di 230.000 donne ricevono una diagnosi di cancro al seno negli Stati Uniti ogni anno e questo rende il carcinoma mammario tra le forme tumorali più comuni tra le donne, secondo l’American Cancer Society.
Meno di 40.000 persone muoiono di cancro al seno, ogni anno, ed il fenomeno, sembra fortemente in espansione.

Autore | Marirosa Barbieri

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Chi sono? Viola Dante

Sono una farmacista. Ho studiato presso l'Università degli Studi di Palermo dal 2003 al 2008. Poi è arrivata la laurea: 110/110 e Lode. Il percorso di studi è andato benissimo ed ho preso tutto quello che potevo dai professori, ma oggigiorno sarebbe riduttivo descrivermi come una professionista del farmaco e della salute. Potrei piuttosto definirmi una farmacista blogger. Amo quello che faccio. Ed ancor di più amo offrire delle soluzioni che migliorino la salute degli italiani ormai vittima di bieche mistificazioni anche in questo campo. Spero di riuscire a trasmettervi la mia smisurata passione per la galenica e per la preparazione di rimedi naturali.

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