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Obesità: La Vera Cura è La Forza Di Volontà

Indipendentemente dal fatto che sia ormai stata dichiarata una malattia, al momento non ci sono cure mediche per obesità, che possano influire e migliorare la forza di volontà delle persone. Questo viene indicato all’inizio di un romanzo appena pubblicato, “il Grande Fratello”, dove il narratore incontra suo fratello maggiore in aeroporto e non riesce inizialmente a riconoscerlo: è ingrassato di almeno un centinaio di chili. “Cosa è successo a zio Edison?” chiede tranquillamente la figlia del protagonista, la prima notte che trascorre assieme ai genitori in visita a casa dello zio. “Sta male?“. “Secondo le più recenti teorie in materia” le risponde il padre ““.

Ora è ufficiale, l’American Medical Association ha classificato l’obesità come una malattia, ma è ancora poco chiaro se ciò sia assoggettabile a chiunque e dovunque: dopotutto, se l’obesità è una malattia, perché ci sono così tante persone obese sane?

Mio fratello maggiore era obeso, ha spiegato l’autore del romanzo, Lionel Shriver e la sua storia dimostra la difficoltà di determinare se l’obesità è una malattia oppure è solo un fattore di rischio per altre malattie: dopo una serie crisi mediche, è stato portato in ospedale dopo un avvelenamento da anidride carbonica per apnea da sonno (aggravata dal suo peso). Ha contratto una infezione, che il suo sistema circolatorio ha combattuto con difficoltà; tecnicamente, è morto per arresto cardiaco, perché il cuore era indebolito dal costante pompare per anni in un organismo di svariate centinaia di chili. Può essere morto a causa della sua obesità, ma non è morto di obesità. In linea di principio, io lotto contro le soluzioni semantiche ai problemi reali: cambiare le etichette ai problemi è una soluzione a buon mercato ma non cambia nulla. Pensate alle persone che rifuggono la parola “ritardato” ma poi non trattano certo meglio i disabili mentali: tutto questo ha ripercussioni sociali che vanno al di là della terminologia.

P U B B L I C I T A'

È possibile convivere con la malattia, naturalmente, così come i fumatori convivono con le patologie legate ai polmoni, eppure designa uno stato d’essere, come una malattia, che ha un effetto di distanziamento sociale. L’obesità suggerisce “gentilmente” che questo stato di cose è dovuto sia a forze esterne, sia a debolezze intrinseche del corpo che sono fuori dal proprio controllo. Classificando l’alcolismo come una malattia, nel 1956, sono stati incoraggiati alcuni alcolisti ad abbracciare Alcolisti Anonimi, che ancora oggi professano l’astinenza totale e recitano alle riunioni, “io sono un alcolizzato“, non “sono stato un alcolizzato“: l’alcolismo non è apparentemente qualcosa di cui liberarsi, ma qualcosa con cui convivere.

Se la sentenza dell’American Medical Association incoraggia le imprese di assicurazione a coprire la chirurgia bariatrica, ma non esiste una cura perfetta e la terapia, che può essere efficace, deve basarsi innanzitutto sull’esercizio della responsabilità personale: no! non voglio comprare le patatine fritte. Medicalizzare la condizione in realtà mina la responsabilità personale facendo diventare la condizione di cui ci si può liberare, un qualcosa di cronico. E anche allora, il sovrappeso non può abbracciare l’astinenza totale come fanno gli alcolisti perché noi tutti abbiamo bisogno di mangiare, e così, salvo rimuovere parte del nostro stomaco per sradicare il problema, tutti dobbiamo fare delle scelte su cosa e quanto.

Allo stesso tempo, malattia è anche un termine inequivocabilmente negativo. Così questa decisione dell’American Medical Association respinge il crescente movimento che incoraggia l’essere “sano in qualsiasi dimensione” e ribalta il pregiudizio imponendo una definizione soggettiva, arbitraria, esteticamente e letteralmente stretta nella veste ingannevole di preoccupazione per la salute. L’American Medical Association ha parlato forte e chiaro: oltre un certo punto, chi è afflitto da grandi quantità di peso, come da definizione del dizionario Webster, “ostacola il proprio normale funzionamento“: essi sono quindi colpevoli di una frase che trovo vergognosamente e incomprensibilmente a sfavore dei grassi.

Dal momento che la maggior parte dei medici non pensano che ingrassare sia una scelta di vita senza conseguenze per la salute, forse identificare l’obesità da parte dell’American Medical Association come un problema incontrovertibile, è stata la soluzione più semplice. Una serie di teorie ora cercano di spiegare l’espansione mondiale del peso medio delle persone e molte si integrano perfettamente con il paradigma della malattia, che è causata da uno o più virus, predisposizione genetica, prodotti chimici per l’ambiente, trasformazione del microbioma intestinale o una o più intolleranze, come all’olio di semi e il mais. Abbiamo decine di teorie e poche soluzioni: attualmente, non ci sono cure mediche che migliorano la forza di volontà. Fino a quando non ci saranno, è meglio se la gente continua a considerare l’obesità come qualcosa a cui si può rimediare, non come qualcosa di cui soffrono.

29 giugno 2013

Autore | Daniela Bortolotti

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Chi sono? Viola Dante

Sono una farmacista. Ho studiato presso l’Università degli Studi di Palermo. Poi è arrivata la laurea: 110/110 e Lode. Il percorso di studi è andato benissimo ed ho preso tutto quello che potevo dai professori, ma oggigiorno sarebbe riduttivo descrivermi come una professionista del farmaco e della salute. Potrei piuttosto definirmi una farmacista blogger. Amo quello che faccio. Ed ancor di più amo offrire delle soluzioni che migliorino la salute degli italiani ormai vittima di bieche mistificazioni anche in questo campo.
Spero di riuscire a trasmettervi la mia smisurata passione per la galenica e per la preparazione di rimedi naturali. E-mail: viola.dante@email.it

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