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Obesità: Il Bilancio Delle Vittime Potrebbe Essere Più Alto Di Quanto Stimato

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I ricercatori ritengono che il 18,2% delle morti premature negli Stati Uniti sono associate con una eccessiva massa corporea. Il dato è quasi quattro volte superiore rispetto a quanto preventivato. Il bilancio delle vittime dell’epidemia di obesità negli USA potrebbe essere vicino a quattro volte rispetto ai pronostici e tutto quel peso in eccesso potrebbe invertire il trend costante di allungamento della durata della vita di una generazione di giovani americani.

Ci mette in guardia una nuova ricerca che ha rilevato che il 18,2% delle morti premature negli Stati Uniti tra il 1986 e il 2006 sono state associate con l’eccesso di massa corporea, secondo il team di sociologi guidati da un demografo dell’Università Columbia. Tale stima, pubblicata giovedì scorso sull’edizione online dell’American Journal of Public Health, è di gran lunga superiore al dato del 5% ampiamente citato dai ricercatori. I nuovi dati non riflettono scoperte circa gli effetti dell’obesità sulla salute: piuttosto, sono esse sono emerse dopo che i ricercatori hanno applicato un approccio più dettagliato per esaminare l’obesità nella popolazione degli Stati Uniti.

Utilizzando i dati delle indagini storiche, gli autori dello studio hanno scoperto varie differenze nell’eccesso di peso in diversi genere, etnie e gruppi di età. Hanno combinato i dati con le statistiche esistenti sul “rischio di mortalità” per stimare il numero di americani sopra i 40 anni che sono deceduti durante quel periodo di 20 anni a causa di patologie legate al peso. Lo studio rende chiaro che l’obesità è sempre più diffusa in tutte le successive ondate di generazioni americane e ha la potenzialità di ridurre l’aspettativa media di vita di un intero popolo per molti anni a venire. Salvo cambiamenti drastici, “l’obesità sta andando a rappresentare una quota crescente di mortalità“, ha dichiarato il responsabile della ricerca, Dott. Ryan K. Masters.

Gli individui che diventano sovrappeso o obesi da bambini e rimangono tali fino all’età adulta “hanno sopportato il maggior peso dell’epidemia di obesità“, ha spiegato Masters. L’evidenza suggerisce che gli adulti nati negli anni fra il 1970 e il 1980 – una generazione per la quale l’eccesso di peso è stato diffuso e permanente – subiranno tassi di mortalità prematura superiori rispetto agli attuali anziani. Anche se questo studio potrebbe rilevare solo parzialmente questa tendenza, il pieno impatto sarà da calcolare più avanti: alcuni morti premature potrebbero ancora essere impedite da campagne pubbliche o terapie mediche che guidano verso la guarigione dall’obesità o che mettano al corrente del suo effetto sulla salute.

Lo studio ha rilevato inoltre che la mortalità precoce correlata al peso aveva colpito meno le donne americane rispetto agli uomini, e che invece le donne afro-americane ne avevano sofferto di più. La morte prematura del 21,7% delle donne bianche tra il 1986 e il 2006 potrebbe essere attribuita in parte al peso in eccesso, così come il 26,8% di morti premature tra le donne afro-americane. Tra gli uomini bianchi, il 15,6% delle morti premature in quel periodo sono state collegate al peso in eccesso. Tra gli uomini afro-americani, la percentuale era solo del 5%. Anche se gli uomini afroamericani hanno alti tassi di obesità, hanno anche più probabilità rispetto a tutti gli altri gruppi di morire prematuramente di altre cause, come ad esempio lesioni o violenza, ha osservato il Dott. Masters.

L’ultimo calcolo chiama in causa anche la convinzione che emerge che l’obesità in età avanzata conferisce una certa protezione contro la morte prematura – il cosiddetto “paradosso” che ha dato conforto a molti adulti anziani che lottano per perdere peso. In effetti, lo studio ha concluso che la probabilità di morte tra gli obesi ha continuato a crescere dopo i 60 anni, e lo ha fatto ripidamente. Il Dott. Masters sostiene che il paradosso dell’obesità si è basato su indagini fondamentalmente errate in quanto non sono stati intervistati anziani negli ospedali, in case di cura specializzate e in strutture di residenza assistita, che possono soffrire in modo sproporzionato delle conseguenze per la salute legate al peso e, conseguentemente, di morte precoce.

I nuovi calcoli sono stati accolti con un certo scetticismo tra coloro che studiano gli effetti dei costi per la salute e la mortalità della malattia attraverso ampi campioni di popolazione. Roland Sturm, economista senior presso la Rand Corporation di Santa Monica, ha dichiarato che se il numero di decessi legati al peso a causa dell’obesità fosse cresciuto di un paio di punti percentuali, sarebbe sembrato ragionevole. Ma un aumento di oltre il triplo? “Non è probabile,” ha risposto. Eppure, Sturm ha elogiato lo studio in quanto è riuscito ad attirare l’attenzione necessaria per l’effetto dei cambiamenti generazionali nella prevalenza di sovrappeso e obesità. “Tenendo conto di questo, si può migliorare l’accuratezza delle stime“, ha aggiunto. “Perché l’idea è giusta, ma è la sua esecuzione che ha ancora dei problemi“.

Autore | Daniela Bortolotti

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Chi sono? Viola Dante

Sono una farmacista. Ho studiato presso l'Università degli Studi di Palermo dal 2003 al 2008. Poi è arrivata la laurea: 110/110 e Lode. Il percorso di studi è andato benissimo ed ho preso tutto quello che potevo dai professori, ma oggigiorno sarebbe riduttivo descrivermi come una professionista del farmaco e della salute. Potrei piuttosto definirmi una farmacista blogger. Amo quello che faccio. Ed ancor di più amo offrire delle soluzioni che migliorino la salute degli italiani ormai vittima di bieche mistificazioni anche in questo campo. Spero di riuscire a trasmettervi la mia smisurata passione per la galenica e per la preparazione di rimedi naturali. E-mail: viola.dante@email.it

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