© Tutti i diritti riservati e proprietà della Dott.ssa Viola Dante

Prima pagina ♥ » Salute » Dieta e Fabbisogno Calorico: Perché Meno Mangio, Meno Dimagrisco?

Dieta e Fabbisogno Calorico: Perché Meno Mangio, Meno Dimagrisco?

Se avete mai provato a perdere peso, probabilmente sapete quanto sia frustrante ridurre l’apporto di calorie per vedere, spesso, nemmeno una minima variazione sul risultato che compare nella bilancia. Ma ci può essere una buona spiegazione scientifica per questo fenomeno: sembra infatti che, non appena le persone cominciano a perdere peso, il loro dispendio energetico a riposo (cioè la quantità di calorie di cui il corpo ha bisogno quando non esegue alcuno sforzo) scenda proprio a causa del dimagrimento stesso.

Può sembrare uno scherzo crudele, ma questa risposta è in realtà una strategia geniale che gli esseri umani, che si sono evoluti nel corso dei secoli, hanno messo a punto al fine di resistere a periodi di carestia: lo ha spiegato il Dottor Christopher Gardner, professore associato presso il Centro di Ricerca Stanford Prevention. Gardner, che lavora nel campo di ricerca per la perdita di peso, ha dichiarato: “Non è tanto quanto le esigenze metaboliche decidano come si perde peso, ma quanto aumenta la loro efficienza. In entrambi i casi, più peso si perde, meno energia si brucia facendo cose semplici come far respirare i polmoni, battere il cuore o fare lavorare i reni”.

Se ne deduce quindi che il vecchio adagio che afferma “diminuire 7000 calorie a settimana si traduce in un chilo perso”, diventa improvvisamente impreciso e obsoleto. Infatti, il National Institutes of Health (di Bethesda, nel Maryland) ha formulato un approccio di tipo matematico per la perdita di peso nel corso del tempo, che tiene conto dell’adattamento del corpo in fatto di dispendio energetico durante la perdita di peso; lo studio è stato pubblicato sulla rivista “Lancet” già nel 2011. I ricercatori del National Institutes of Health hanno riferito che le persone con grasso corporeo maggiore, riescono a perdere grandi quantità di peso rispetto a quelle con grasso corporeo inferiore e che la risposta del peso del corpo ad un cambiamento di dieta, in fatto di energia, è lenta. Un altro aspetto delle molteplici possibilità di perdita di peso è che le persone hanno bisogni energetici molto individualizzati: tutti conosciamo senz’altro qualcuno che può letteralmente mangiare ciò che vuole e non prendere un chilo, così come conosciamo qualcun altro che è attento a ogni boccone di cibo e lotta con il mantenimento di un peso sano.

A questo proposito il Dottor David Katz, direttore e fondatore del Prevention Research Center della Yale University, riferisce che il fabbisogno energetico per gli individui è molto variabile e non è una questione di scelta. Se due persone fanno la stessa identica attività fisica, bruciano un diverso numero di calorie, a causa di una complessa interazione di geni, della composizione corporea e della fisiologia. Allo stesso modo: se due persone mangiano gli stessi identici cibi nelle stesse quantità possono verificarsi effetti completamente diversi sul peso, a seconda dei geni, del dispendio energetico a riposo, della composizione corporea, della massa corporea e di altri fattori, precisa il medico. Ecco perché Katz ha lanciato il sito “National Exchange” per la resistenza alla perdita di peso (newlr.com), al fine di fornire un luogo per scambiare informazioni tra coloro che sono particolarmente resistenti alla perdita di peso.

Esiste una dieta particolare che può aiutare a contrastare la risposta metabolica del corpo al dimagrimento? Uno studio ha collegato una dieta ricca di carboidrati con minori benefici, ma i ricercatori sottolineano che non ci sono abbastanza prove a sostegno di una dieta piuttosto che un’altra. “Dubito che ci sarà mai una dieta migliore in assoluto: la mia impressione è che ci sono diverse diete e alcune persone sono più predisposte ad avere successo con una anziché con un’altra” ha commentato Gardener.

L’impegno e l’assiduità sono la chiave del successo. Migliaia di persone sono riuscite a mantenere il peso dopo un dimagrimento notevole e ciò è dimostrato nel Registro Nazionale di Controllo del Peso (nwcr.ws), la più grande indagine di mantenimento a lungo termine la perdita di peso negli Stati Uniti. Condotto dai ricercatori della Scuola Brown Medical e dell’Università del Colorado, il Registro Nazionale di Controllo del Peso tiene traccia di oltre 10.000 individui che hanno perso una quantità significativa di peso (almeno una quindicina di chili) ed è riuscito a mantenerlo per almeno un anno. I risultati ci dicono che la perdita di peso a lungo termine è realizzabile: ci vogliono solo tempo, impegno e duro lavoro.

Autore | Daniela Bortolotti

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Chi sono? Viola Dante

Sono una farmacista. Ho studiato presso l'Università degli Studi di Palermo. Poi è arrivata la laurea: 110/110 e Lode. Il percorso di studi è andato benissimo ed ho preso tutto quello che potevo dai professori, ma oggigiorno sarebbe riduttivo descrivermi come una professionista del farmaco e della salute. Potrei piuttosto definirmi una farmacista blogger. Amo quello che faccio. Ed ancor di più amo offrire delle soluzioni che migliorino la salute degli italiani ormai vittima di bieche mistificazioni anche in questo campo. Spero di riuscire a trasmettervi la mia smisurata passione per la galenica e per la preparazione di rimedi naturali. E-mail: viola.dante@email.it

Un commento

  1. be mangiare meno è una cosa esatta ma bisogna farlo in modo corretto nel senso bisogna mangiare poco e tutto e non fare come fanno alcune persone che di 70 grammi di pasta ne mangiano 20 o 30 e poi lascinao tutto il piatto perché cosi si danneggiano solo la salute

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *